Vincent Van Gogh, pittore romantico dallo spirito tormentato, ha trasformato ogni tela in una pagina di confessione permanente, un diario visivo nel quale ha riversato le profondità della propria anima. Le sue opere sono una lotta contro la follia, un tentativo disperato di dare forma e colore al dolore che lo ha afflitto per gran parte della sua vita.

Tratto dall’omonimo romanzo, lo storico dell’arte Marco Goldin ha portato sul palco la sua opera scritta, offrendo al pubblico del Teatro Olimpico di Roma una esperienza immersiva che ha portato gli spettatori a entrare completamente nella mente di Van Gogh.

Attraverso questa narrazione, Goldin ha condotto il pubblico attraverso gli ultimi due mesi di vita di Van Gogh, accanto all’artista, come testimoni diretti dei suoi struggenti giorni. L’esperienza è stata emozionante, avvolgente, e ha lasciato gli spettatori affascinati e malinconici, immersi nelle profondità dell’anima tormentata di Van Gogh.

Questa nuova forma di arte proposta da Marco Goldin si può definire un capolavoro, un’opera che va oltre la semplice fruizione visiva e si trasforma in un’esperienza sensoriale ed emotiva. La calda voce del regista ha guidato il pubblico attraverso la tragedia e la bellezza della vita di Van Gogh, catturandoli in un mondo di colore e sofferenza. Marco Goldin ha saputo regalare al pubblico un’interpretazione straordinaria e coinvolgente della vita di Vincent Van Gogh, trasformando il suo romanzo in un’opera d’arte che va oltre la tela e si insinua nell’anima di chi l’ha vissuta. Un’esperienza indimenticabile che ha reso omaggio al genio tormentato di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte.

scritto da Nadia Carucci