angela merkel

angela merkeldi Enrico Oliari

Il 97,94% dei quasi 1000 delegati, otto minuti di standing ovation, le lacrime agli occhi per la commozione: così la Cdu tedesca, il partito dei Cristiano-democratici riunitosi ad Hannover, ha salutato lo scorso 4 dicembre la rielezione di Angela Merkel alla guida del partito. I 903 voti a favore (solo 19 i contrari e 9 gli astenuti) sono stati un vero e proprio plebiscito, quindi, che porterà la “Frau di ferro” ad essere la candidata naturale della formazione di centrodestra alla carica di Cancelliere della Germania in vista delle elezioni di settembre 2013. D’altronde, come lei stessa ha osservato nel suo intervento, “il governo guidato dalla Cdu è il più riuscito dalla riunificazione, perché abbiamo il tasso di disoccupazione più basso dal 1990 e la più alta percentuale di occupati, abbiamo creato lavoro e sicurezza per milioni di persone e famiglie”.

E difatti i risultati dello stato d’oltralpe sono sotto gli occhi di tutti: se pur anche nei vari Laender la crisi comincia a farsi sentire soprattutto per un problema di esportazioni (Italia e Francia sono i primi partner: se non acquistano, non si esporta e quindi non si produce), la Germania si conferma la locomotiva d’Europa con un Pil nel 2011 a +3% (Italia +0,4%) e soprattutto la percezione di un paese forte nonostante la congiuntura internazionale. Quindi perché, si devono essere chiesti dalla parte della Cdu, cambiare il cavallo che trotta meglio?

Le buone condizioni in cui si trova la Germania “non sono cadute dal cielo” – ha spiegato Merkel ai delegati del partito – ma sono il frutto dei meriti e del lavoro di tante persone diligenti”. “Nessuno può dire quando finirà la crisi – ha aggiunto – e nessuno può dire se ci attendono richieste più pesanti. La crescita non deve essere fine a se stessa, e non deve essere a ogni costo. La crescita deve essere sostenibile, deve essere ecologica, economica e sociale”. E ancora, “Vogliamo una Tobin tax, anche se abbiamo trovato solo undici Paesi che vogliono introdurla. E abbiamo bisogno di una vigilanza bancaria che sia degna di questo nome. Sulle politiche finanziarie comuni sono ancora preoccupata”.

Nella Cdu di Angela Merkel anche l’essere donna sembra essere un valore aggiunto o quantomeno non un handicap, tanto che due dei cinque vice ai vertici del partito sono donne: il ministro del Lavoro Ursula von der Leyen e Julia Kloeckner, capogruppo e leader regionale in Renania-Palatinato. D’altronde la discriminazione non è di casa neppure nel suo governo, dove il ministro degli Esteri e già vicecancelliere Guido Westerwelle si presenta alle cerimonie ufficiali con il suo compagno, “sposato” nel 2010, Michael Mronz.

E non è mancata la stoccata agli alleati liberaldemocratici della Fdp, i cui consensi nel 2013 potrebbero non superare il 5% richiesto per entrare in Parlamento, mettendo in difficoltà la coalizione: “Un programma satirico ha detto davvero ciò che io sento nel mio cuore: forse Dio ha creato i liberal-democratici solo per metterci alla prova”.

“Rimango di stucco e sono commossa per il risultato”, ha dichiarato la Merkel in conclusione della giornata. Ma su tutto, dai diritti civili all’economia, dal lavoro alla sicurezza per il futuro, sembra proprio che la Germania sia diversa dal nostro paese.