“Il padre della sposa” in scena al Teatro Sala Umberto di Roma fino al 29 Ottobre

I figli, come si sa, sono la gioia della famiglia, arricchiscono di calore la casa e quasi tutte le coppie al momento di legarsi tra loro auspicabilmente per sempre li pongono in preventivo, pianificando il tempo opportuno per metterli al mondo secondo natura ed il comando divino ai nostri progenitori Adamo ed Eva “Andate e moltiplicatevi”. Talora purtroppo questo non avviene per le difficoltà economiche del nucleo domestico che spesso induce ad un fatale pessimismo o per insormontabili ostacoli di matrice scientifica, che si cerca allora di superare con la procreazione assistita o con l’utero in affitto fonte di tante accese polemiche e contrapposizioni politiche. I genitori devono occuparsi dell’educazione ed istruzione dei figli per metterli nella condizione successivamente di prendere le loro decisioni , in base all’inclinazioni naturali, scegliendo il proprio futuro , senza tarpare loro le ali, ma lasciandoli liberi di “Volare via dal nido”.

Questo ci vuole ricordare la scrittrice Caroline Francke con la sua brillante commedia “Il padre della sposa” che il bravo e spassoso, umoristico e sarcastico, Gianfranco Jannuzzo insieme all’elegante e signorile, piena di fascino malgrado il passare degli anni, Barbara De Rossi porta in scena fino al 29 alla Sala Umberto analizzando il felice evento con i suoi risvolti all’interno di due cellule sociali agiate ed accostabili alla ricca borghesia, tanto che hanno mandato i loro due rampolli in età universitaria a studiare in America dalle rinomate Accademie, anche se talvolta vi avvengono dei massacri folli specie nei “ campus”.

Qui Alice, figlia del dentista e collezionista di francobolli, per la sua passione filatelica, Giovanni ha potuto perfezionarsi didatticamente e conoscere un più semplice, ingenuo e superficiale, Ludo anche lui di aristocratica discendenza e dopo un tenero, sentimentale, corteggiamento i due ragazzi hanno stabilito di scegliersi per il fatale passo dell’esistenza, a meno che non vi siano diversi orientamenti di spirito identitario che il generale Vannacci bolla con vile pregiudizio sessuale o per oblazione religiosa al Signore.

Tornata quindi a casa con la valigia attendendosi un’accoglienza festosa e giuliva, Alice non fa in tempo a comunicare ai genitori quanto progettato che il padre, più lesto ad intuire ciò che sta maturando, inizia ad agitarsi, innervosirsi e subire dei contraccolpi somatici da tali suoi traumi psichici alla notizia. Il magistrale Gianfranco è strabiliante nel rendere la frenetica irrequietezza dell’ odontoiatra, il suo deprimente sconcerto che lo frastorna, sentendo venir meno il legame edipico del primo erotismo “anale” con la sua femminea prole e subentrare un istintivo senso di gelosia, che la dolce ed affettuosa consorte Michelle, bene interpretata dalla classica Barbara De Rossi, cerca di placare facendolo ragionare per comprendere il bisogno di venir incontro ai legittimi desideri dei giovani.

Il lavoro si divide perciò logicamente in due operative parti ben distinte : nella prima l’informazione alle famiglie, l’approccio di Giovanni con l’impacciato ed esitante Ludo non all’altezza di Alice e meno scaltro, sicuro di sé, nonché la frequentazione dei consuoceri. Intanto lo scalpitante ed umorale Giovanni s’infortuna per distrazione ad una gamba, mentre nella villa con piscina dell’alveo domestico di Ludo è assalito dalla nutrita schiera di rottweiler che fanno la guardia all’isolato “cottage”.

Nel secondo tempo invece lo spettacolo decolla, sale di ritmo ed intensità, con molteplici riferimenti ai preparativi per le nozze con gli inviti per la cerimonia ed il susseguente lauto pranzo che sconvolgono ancor più il povero Giovanni che vorrebbe risparmiare preoccupato delle spese cui va incontro, pur se gli è pervenuta la bella e felice notizia che le sue raccolte filateliche saranno esposte a Londra, credendo dunque di limitare egoisticamente i costi con un banchetto in trattoria “Il Gallo d’oro” oppure con dei più modesti e risibili tavoli da picnic nella sua residenza, avendo inutilmente tentato di provocare l’annullamento del matrimonio suggerendo a Ludo un regalo sbagliato per la figlia.

Per fortuna che ci sono le madri, le sagge protettrici dell’andamento della vita familiare tra le pareti della singola abitazione facendo da mediatrici con i mariti verso i rampolli generati e comprendendo l’intimo dei ragazzi con più emotiva sensibilità, stupenda Barbara in codesto ruolo, per cui gli consiglia di rivolgersi agli attuali caratteristici tipi dal facile guadagno dei “wedding planner” ed ecco allora presentarsi un icastico e strabiliante slavo d’origine russa con il suo vestito alla zuava e l’incidere a spiritosi piccoli passi a zig zag, rispetto a quello imponente, maestoso ed autoritario, “ dell’oca” delle guardie del mausoleo di Lenin e della parata sulla Piazza Rossa del 7 novembre.

Egli ,nella salace performance di Gaetano Aronica, atterrirà ancor più Giovanni per il preventivo delle spese del lauto pranzo luculliano per ciascun convitato , tuttavia gli sarà anche d’aiuto per uscire da un’incresciosa situazione in cui l’aveva gettato lo sprovveduto Ludo imbucando i francobolli destinati alla mostra nella capitale albionica unitamente agli inviti. Pertanto la commediografa dà una stoccata sia ai genitori troppo apprensivi per il “complesso edipico” che non vorrebbero mai rompere che ai “wedding planner” cui si può benissimo rinunciare se non si vogliono nozze da favola o da nababbi, bensì si preferisce un’oculata gestione privata dell’organizzazione del fausto evento.

Infatti questo servirà non solo a rallegrare i “piccioncini” novelli, ma a ridestare il primo innamoramento nei genitori ormai nella terza età che, sfruttando l’occasione di Londra e non dovendo più preoccuparsi della loro cara figlia, potranno rinsaldare il loro amore con una nuova vacanza d’amore. La genuina sincerità e purezza di sentimenti dei due “promessi sposi” c’è trasmessa da Patrizia Difonte e Roberto M. Iannone, mentre i panni dei consuoceri sono ricoperti da Marcella Lattuca e Lucandrea Martinelli. Le scene dei due interni borghesi tipici da “sit – com” ed i costumi di alto bordo mondano e professionale sono di Carlo De Marino. Le musiche adatte al “Plot” della sentimentale e sensuale commedia con la calibrata e perfetta regia interattiva dei personaggi, discretamente focalizzati nei loro stati d’animo salienti, son di Gianluca Guidi, figlio d’arte come tutti sanno.
ll divertimento salace ed il pathos emotivo sono garantiti, con molte famiglie che si potranno riconoscere nelle differenti circostanze dell’itinerario nuziale delineato nella psicologica e didascalica pièce, replicata fino alla domenica in cui verrà ripristinata l’ora legale alla Sala Umberto di via della Mercede dietro piazza San Silvestro.