Antonio Giuliani: “Ero un giovane muratore, oggi insegno comicità”

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Antonio Giuliani: “Ero un giovane muratore, oggi insegno comicità”

di Riccardo Manai

giuliani antonioCi parli e ti sembra di chiacchierare con un vecchio amico. Antonio Giuliani, nonostante una carriera lunga più di vent’anni tra televisione e teatro, sembra essere rimasto il ragazzo che tutti conoscevano a Primavalle. Gli abbiamo fatto qualche domanda partendo dagli esordi, vissuti a metà tra palcoscenico e cantiere, passando poi per l’improvvisata di Alemanno al Teatro Olimpico, per arrivare sino al suo ultimo show, “Sono Comici questi Romani”, che da questo lunedì impazza su Comedy Central.

Allora, Antonio, come è nata l’idea di fare il comico?
“E’ un’indole che ho sempre avuto. Già a quattro o cinque anni, a Natale quando si riuniva tutta la famiglia, facevo delle gag con tanto di costumi. Fa parte del mio dna”.

Comici si nasce quindi e non si diventa…
“Beh, indubbiamente serve una certa predisposizione ma ci vuole anche una scuola per imparare. Puoi anche avere una mega battuta, ma se non la dici con i tempi giusti non arriva. Lezioni e scuola servono anche più in là per imparare tante altre sfaccettature della comicità. Insomma è un modo per completarti e crescere come artista”. 

Il tuo esordio sul palcoscenico non è arrivato subito. Chi era Antonio Giuliani prima delle luci della ribalta?
“Questo è un tema che affrontai in una delle mie prime apparizioni da Costanzo, dove si discuteva del lavoro che qualche artista faceva da ragazzo. Lì parlai per la prima volta dell’Antonio Giuliani controsoffittaro”.

I riferimenti alla tua “vita precedente” in effetti non sono mai mancati nella tua carriera
“Assolutamente. Ad esempio in un mio spettacolo al Teatro Parioli che si chiamava appunto ‘Tutto di me’, attraverso degli oggetti come cofana, cucchiara e cappello di carta in testa, ricordavo agli spettatori quale era stato il mio primo lavoro, ovvero il muratore”.

Quasi una stranezza. Molti artisti, con la notorietà, tendono a nascondere le proprie origini
“Il passato non va mai nascosto anzi, facendolo conoscere mi sono accorto che la gente ti apprezza ancora di più. Si rendono conto che sei come loro e non come quegli artisti che sono spesso visti come alieni inarrivabili”.

Non ti sei fatto trascinare quindi dal fascino del jet set capitolino?
“In passato sì, non lo nego, anche se ormai saranno trascorsi più di una dieci anni. Mi è capitato di cadere in quel vortice di parole, di frequentare quelle feste piene di grandi personaggi. Lì si fanno sempre i soliti discorsi, vuoti, freddi, e questo mi ha portato anche a cambiare il rapporto con me stesso. Quell’ atteggiamento non faceva parte di me e perciò ho preferito abbandonarlo”.                                                

Primavalle ha vinto sui salotti dorati della Roma chic quindi. Cosa ti ricordi della tua infanzia in periferia?
Trenta anni fa Primavalle era una zona molto difficile. Da giovani a volte ci capitava addirittura di mentire alle ragazze che incontravamo in discoteca per non spaventarle. Alla domanda su dove vivevamo spesso rispondevamo con Boccea, guai a dir loro che venivamo da Primavalle, scappavano come gazzelle (ride ndg). Uscire da una realtà tanto problematica senza rovinarsi, me questo grazie ad una famiglia che mi ha sempre seguito, fa capire perché non potrei mai cambiare”.

Passando poi a quella che è stata la tua carriera sul palcoscenico, hai un ricordo particolare dei tuoi primi passi come comico?
Sicuramente quelli legati alle prime serate, quando andavo per ristoranti con la mia ventiquattrore a fare le imitazioni di tutti i personaggi romani. Ancora di più, ricordo però la fatica nel finire le serate alle due per poi andare al cantiere alle quattro”.

Cosa ti ha fatto fare il grande salto?
 
“Una sera mi sono visto le mani, devastate da dieci anni di cantiere, e questo mi ha portato un po di imbarazzo, ma non perché mi vergognassi di far vedere alla gente che facevo un altro mestiere, quanto piuttosto per un mio fattore psicologico. Da lì è scattata la molla che mi ha spinto a fare questa scelta”. 

Esibirsi di fronte ad un pubblico dal vivo è la prova del fuoco per ogni comico. A Roma però il live si dice sia ancora più difficile. 
“Guarda se esibirsi dal vivo davanti ad un pubblico è la prova del fuoco, a Roma la possiamo definire come la prova dell’inferno”.

Allora non è una semplice leggenda metropolitana?
“Prima, mentre ti esibivi, la gente mangiava, i camerieri chiedevano le ordinazioni e, soprattutto, trovavi il romano che ti rispondeva. Era veramente dura, tanti miei colleghi, magari anche talentuosi, non hanno retto caratterialmente e hanno mollato per questo”

 Una gavetta del genere però ti ha trasformato in un animale da palcoscenico. Tant’è che con il Seven Show hai, come si dice in gergo, letteralmente sfondato. “Sembrava una trasmissione regionale però, in realtà, era vista in tutta Italia. Da lì cominciarono a riconoscermi anche quando andavo fuori. Il Seven Show mi ha dato sicuramente un grande lancio. E’ stata la prima trasmissione composta da tutti comici, quel genere di format che poi hanno ripreso Zelig, Colorado e tutti gli altri.”

Della tua carriera c’è poi qualche spettacolo che ti ha emozionato più degli altri?
“Sicuramente i due show fatti, nel 2003 e nel 2004, in Curva Sud. Quello è stato un sogno che si è avverato. Mi ha fatto capire di essere una persona fortunata perché non sempre la vita ti permette di realizzare i tuoi sogni. Poter lavorare a Roma, nella mia curva, con quasi 14mila paganti è una cosa che porterò sempre nel cuore”.

Saltando al presente, ora sei su Comedy Central con: “Sono Comici questi Romani”. 
“E’ la prima trasmissione fatta esclusivamente da comici romani. Dodici puntate, di cui dieci registrazioni e due best of, e io faccio il conduttore una veste che mi piace molto perché posso interagire con i comici in scena”

Ora quindi sarai te a lanciare nuovi comici. Ce n’è qualcuno che ti ha colpito? 
“Sì, Marco e Mattia, due ragazzi che ho avuto nel mio corso a Tor Bella Monaca. Sono molto bravi e quando li ho proposti alla rete sono subito piaciuti. Un altro ragazzo che ho portato con me è Vincenzo Lollo, monologhista, che però farà una sola puntata perché ancora non è prontissimo”.

Un corso, il tuo, che si è rivelato davvero ricco di talenti
“Sì, oltre a loro c’è anche una ragazza, Manuela De Gregorio, che parteciperà alla fiction su Canale 5 ‘Il peccato e la vergogna’ e, per finire, Chiara Perfetti diventata mia assistente personale”

Un impegno quello verso i giovani che il primo di Novembre, durante il tuo “Chi non muore si rivede”, ti ha permesso di ricevere una sorpresa speciale addirittura dal sindaco Alemanno
“Ero in scena al Teatro Olimpico quando Alemanno mi ha fatto una vera e propria improvvisata. Dal palco mi ha premiato per il corso gratuito che ho organizzato a mie spese e che poi ha dato anche lavoro a dei giovani comici, per me motivo davvero di grande orgoglio”.

Ora, sei diventato un vero e proprio talent scout quindi
“Beh, no, però avendo sofferto molto per fare quello che amo so cosa vuol dire essere agli inizi. Tra gli agenti, i soldi rubati, le sole, non è facile. Cerco solo di dar loro quelle opportunità che io magari non ho avuto”.