Dal 15 ottobre al 9 gennaio 2022 le Scuderie del Quirinale ospitano la mostra “Inferno”, curata da Jean Clair e la moglie Laura Bossi, in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri. 

L’esposizione si presenta come un viaggio nei meandri del Malenel quale i visitatori vengono accompagnati dalle parole dantesche attraverso le visioni infernali rappresentate da artisti di ogni epoca. Le sale del palazzo si trasformano nei gironi della Divina Commedia e presentano più di 200 opere d’arte concesse in prestito da famosi musei e collezioni private. 

Niente è stato lasciato al caso: si percorre una gradinata che sembra condurre il visitatore in un antro oscuro. 

Una volta entrati, ci si trova nella prima sala, il cui tema è l’origine degli Inferi e la topografia del cono infernale. Qui lo spettatore trova alcuni capolavori artistici: le due sculture marmoree “La caduta degli angeli” di Francesco Bertos e la famosissima “Porta dell’Inferno” di Rodin, la pala di Beato Angelico “Il Giudizio Finale”e la “Voragine Infernale”, raffigurata su pergamena da Botticelli. 

Varcata la scultura di Rodin, il visitatore accede alla salasuccessiva, dedicata alla catabasi, ovvero la discesa di un essere vivente nell’Ade. Qui, dopo una serie di miniature medievali,spiccano due imponenti quadri, tra cui “Dante e Virgilio” di Bouguereau e “Dante e Virgilio all’Inferno” di Courtois. Il primo dai colori scuri e tenebrosi, l’altro dai toni più chiari. Eppure entrambi hanno lo stesso tema: una violenza disumana; l’opera di Bouguereau trasferisce sulla tela il momento in cui Gianni Schicchi addenta il collo di Capocchio, quella di Courtois il momento in cui Ugolino morde la testa dell’arcivescovo Ruggeri.

La sezione successiva è dedicata a due famosissimi dannati che il Poeta e la sua guida incontrano durante il viaggio nell’aldilà: i lussuriosi amanti Paolo e Francesca. L’originalità della sala è che tutte le opere esposte rappresentano il momento in cui, secondo la legge del contrappasso, le due anime vengono trascinate dalla bufera infernale, proprio a sottolineare la loro dannazione. È forse una delle poche volte in cui si vuole porre l’attenzione sulla loro colpa, più che sul loro amore tormentato. 

Al piano superiore si esce dalla Divina Commedia e si entra nelle sale dedicate alla natura multiforme del Diavolo e alle tentazioni(“Teatrino napoletano” animato dai pupi catanesi e palermitani, simbolo di superstizioni e credenze popolari); tra tutte le opere ce ne è una che può colpire lo spettatore per un particolare ben preciso. Uno sguardo potente, espressivo, che induce chi lo guarda ad avvicinarsi. È lo sguardo del “Lucifero” di Von Stuck, un olio su tela mai esposto in Italia, ma estremamente magnetico.  

A queste sale seguono quelle riguardanti le degenerazioni dell’Inferno sulla Terra: fabbrica, sterminio, guerra e follia. Nella società moderna, infatti, il Male ha preso la forma di fabbriche e carceri: alla serie delle “Carceri” di Piranesi si affiancano le acciaierie di Montan e un’opera che ritrae una città industriale dove un uomo piange la morte della poesia. La sezione sullo sterminio si apre con la bozza originale di “Se questo è un uomo”, in cui Primo Levi racconta gli orrori di Auschwitz; nella sezione dedicata alla guerra, questa viene rappresentata e analizzata in tutte le sue sfaccettature: dalla raffigurazione delle battaglie (incisioni di Otto Dix)e delle migrazioni (“Esodo” di Previati) alla rappresentazione di ciò che rimane anche quando la guerra finisce. Ne sono un esempio i calchi dei volti sfigurati durante la Seconda Guerra Mondiale: i reduci, oltre al trauma della perdita del volto, si portano dietro il trauma della perdita dell’identità. La sala riguardante la follia ha come protagoniste due note opere: “La pazza” di Balla, in cui l’artista ritrae una donna realmente esistita, Matilde Garbini, che perse il figlio che portava in grembo e “La sala delle agitate” di Signorini. 

Il percorso espositivo si conclude con le galassie di Kiefer e le stelle cadenti di Richter, accompagnate dal verso dantesco «E quindi uscimmo a riveder le stelle», che chiude la cantica dell’Inferno. Come Dante, dopo essersi lasciati alle spalle i gironi dell’aldilá, volge lo sguardo al cielo stellato dell’altro emisfero, allo stesso modo il visitatore volge lo sguardo alla bellezza mozzafiato dei tetti di Roma, contemplabile grazie alla straordinaria veduta che solo le Scuderie del Quirinale possono offrire. 

Michela Casanova Moroni