Applausi e speranze accolsero Giuseppe Conte quando, nei primissimi giorni del giugno 2018, il premier scelse Amatrice come sua prima uscita pubblica. Due anni dopo è soprattutto la delusione degli amatriciani ad attendere il capo del governo, che ha deciso ieri comunque di onorare la cerimonia commemorativa del quarto anniversario del sisma. La ricostruzione latita e anche al Quirinale ne sono consapevoli. “Nonostante tanti sforzi impegnativi, l’opera di ricostruzione dei paesi distrutti è incompiuta e procede con fatica, tra molte difficoltà anche di natura burocratica”, sottolinea il presidente Sergio Mattarella invitando a considerare “prioritaria la sorte dei concitttadini più sfortunati”.
Nel campo di calcio di Amatrice, teatro della cerimonia, diverse sedie vuote testimoniano la protesta silenziosa di parte degli amatriciani. E, all’ingresso della città, manifesti con scritte come “In 4 anni solo promesse” accolgono gli ospiti.
Conte, non appena entra nel campo di calcio, tocca con mano la protesta. “Siamo stanchi delle promesse, siamo amareggiati”, è il grido di dolore di Luciana, amatriciana che ha perso il marito non nel terremoto del 24 agosto ma qualche mese dopo, ucciso dalla depressione. Luciana non è la sola a chiedere risposte. Una coppia di residenti, che nella tragedia ha perso il figlio 22 enne, accoglie Conte con una scritta impressa sia sulla maglietta sia sulla mascherina: “Presidente Conte, vogliamo parlare Con…te”. Il premier vedrà tutti e tre i familiari delle vittime dopo la cerimonia, in un lungo incontro lontano dalle telecamere, nella palestra di Amatrice. E a loro ribadirà il suo impegno a tagliare i tempi della burocrazia per la ricostruzione.
Né Conte, né il commissario al sisma Giovanni Legnini, né il governatore del Lazio Nicola Zingaretti intervengono alla cerimonia. L’unico a parlare è il vescovo di Rieti Domenico Pompili, che sottolinea un concetto piuttosto condiviso nelle località distrutte dal sisma. “Tutto l’Appennino non ha ‘smosso’ quanto da solo ha mobilitato il ponte di Genova”, sono le parole del porporato. Conte, a fine cerimonia, prova a smorzare la delusione. “I cittadini amatriciani hanno ragione, quando si perdono figlia e nipote si ha sempre ragione. Ora c’è un quadro normativo che però crea le premesse per procedere più speditamente”, sottolinea il premier indicando tre “pilastri” della svolta: il dl semplificazione, il dl “rilancio 2” e l’arrivo di Legnini come commissario sul sisma. Grazie ai due decreti, spiega Conte, si potrà procedere alla riedificazione del centro storico nella veste normativa di “ricostruzione” e non di “nuova costruzione”. Dato che, dal punto di vista burocratico potrebbe rendere ben più rapida la tempistica. “Con la normativa vigente la ricostruzione era impossibile”, chiarisce il sindaco di Amatrice Antonio Fontanella.
E poi ci sono le risorse europee. “Il Recovery Fund può dare un contributo per integrare le risorse già stanziate”, sottolinea Conte ribadendo, tuttavia, come il problema fondi sia minore di quello dei tempi. Tempi sui quali il premier non vuole spargere illusione. “Tra sei mesi, un anno, non cambierà molto.
Il processo sarà lungo e complesso”, ammette Conte soffermandosi con alcuni dei residenti a fine cerimonia. Nel frattempo il terremoto torna sulla scena politica. “Le istituzioni tutte non possono lasciare soli i cittadini”, sottolinea il presidente della Camera Roberto Fico mentre la presidente Elisabetta Casellati invita il governo a “interventi celeri e risposte concrete”. “i governi di sinistra hanno dimenticato i terremotati”, attacca il vicepresidente di FI Antonio Tajani. La cerimonia si conclude in poco più di un’ora. E ad Amatrice torna quasi subito il silenzio. “Rinnovo la preghiera per le famiglie e le comunità che hanno subito maggiori danni, perché possano andare avanti con solidarietà e speranza”, è il tweet con cui Papa Francesco saluta i terremotati. (ANSA).