Alla Galleria Vittoria la mostra “Symbolum”

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Alla Galleria Vittoria la mostra “Symbolum”

galleria vittoriaLa mostra “Symbolum” nasce dal tentativo di lasciarsi provocare da alcune istanze di rinnovamento che, nel materialismo imperante, invitano ad un cambiamento di paradigma. Contro una crisi entropica di valori etici e morali si avverte urgente il bisogno di una cesura. Nella reciprocità del confronto, nella fecondità della tolleranza, nella creatività generante, è possibile promuovere una rinascita culturale ed umana nella quale l’uomo del nostro tempo possa recuperare la dignità, la libertà, il senso di giustizia della grande tradizione umanistica; unico antidoto all’attuale antropologia minimalista e straniante. Ecco il senso della “Gigantomachia”, la lotta titanica per l’affermazione dei valori dello spirito, delle virtù civili, dell’etica come luogo del riconoscimento dell’altro. Un percorso che non può che passare attraverso la riflessione, la memoria, la conoscenza, l’allontanamento dai vizi. In questo senso, la consapevolezza della colpa, così come della condanna ingiustificata, diventa viatico per il perdono, la tolleranza, la fraternità, l’agire operoso e gratificante.
Il filo rosso dell’evento muove dalle istanze storico-filosofiche che hanno caratterizzato lo spirito riformistico in età moderna, contrapponendolo alla censura e alla condanna della chiesa cattolica aggrappata anacronisticamente al principio di autorità; l’ostinazione delle verità aristotelico-tomiste contro le evidenze della nuova scienza sperimentale, le gerarchie e le sovrastrutture, figlie del potere temporale, che si volgono contro il desiderio, a volte scomposto, ma autentico di ritornare alla fonte del messaggio cristiano.
Le tappe del percorso espositivo, che si sviluppa attraverso sette opere, rappresentano un richiamo al misticismo (begardismo e alumbradismo) ed alle persecuzioni religiose (Maria Tudor), alla condanna all’abiura delle proprie provate convinzioni (Galileo e l’eliocentrismo), alla censura contro la libertà di stampa, alla degenerazione del materialismo negli eccessi del consumismo.
La mostra si conclude con un invito ad eleggere un proprio ideale di civiltà “annodando” i fili di quei valori e di quelle virtù imprescindibili per riscoprire e ricostruire un senso di appartenenza attivo alla società e all’umanità in genere.
Ghattagroup è un collettivo artistico, costituitosi a dicembre 2011, dove convergono personalità diverse per formazione e interessi. Il nome Ghatta deriva da una turbina idraulica in legno utilizzata in ambito agricolo in Nepal e in altri paesi asiatici ma, fino agli anni ’50  del secolo scorso, sfruttata anche in piccoli laboratori artigianali italiani.
L’obiettivo è quello di convogliare e trasformare energie, altrimenti disperse, in un progetto comune di rinascita culturale. Filosofi, storici, antropologi, matematici, restauratori, illustratori, condividono un percorso di ricerca che, amalgamando diversi linguaggi, si propone di trasmettere, attraverso l’arte, quest’urgenza dell’attuale momento storico.
“Symbolum” rappresenta la prima personale del gruppo. La mostra ha il patrocinio della Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune e Proloco di Sant’Oreste.