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adriano palozzi2di Daniele Priori

Il sindaco di Marino, candidato alle Regionali, parla dopo la kermesse in cui ha ricevuto l’abbraccio di 2mila persone: gli esempi di Aracri, Polverini, Storace e Gasparri, le risposte che attendono i giovani, politiche del lavoro e dell’impresa che leghino il Lazio all’Europa e quei consensi che arriveranno da lontano
Adriano Palozzi non ha rifiutato la sfida. Da uomo di campo quale è sempre stato, abituato alle sfide ambiziose ha deciso di presentarsi come candidato, dicono in molti assai quotato, nelle liste del Popolo della Libertà. Completando così, per sua stessa ammissione, quel percorso che il 2010, con la mancata presentazione delle liste su Roma, lasciò tutto in sospeso.
Poi c’è stato nel Lazio e, per quel che è stato possibile, nel partito regionale il “ciclone” Polverini sull’onda del quale, tra entusiasmo, passione e pensiero, ha veleggiato anche il sindaco di Marino, divenuto così tra gli uomini più vicini alla presidente uscente della Regione Lazio. Da qui la fondazione di Città Nuove, creatura politica dalle ampie prospettive che oggi fa bella coppia con l’altra piattaforma, questa tutta di Adriano Palozzi, che si chiama Oltre. Qualcosa di più di un semplice manifesto elettorale.
Sindaco, è una nostra impressione o notiamo in lei una bella inquietudine, una voglia di cambiamento che ridisegni un po’ il centrodestra?
“La sua è una lettura assolutamente giusta. Il centrodestra sta arrivando a queste elezioni con lo schema degli ultimi venti anni e la fortuna di avere un leader che è un trascinatore di popolo e che in ogni occasione sa come puntare i riflettori su di sé. Altresì in questi sette anni da amministratore ma anche, semplicemente, nella mia stagione da militante iniziata proprio vent’anni fa, girando la regione, Roma, la provincia, dialogando sui social network ho incontrato una voglia di cambiamento vero. I giovani, queste generazioni che seguono la mia, in qualche caso i nostri fratelli minori, in qualche altro anche le persone che, come me, corrono verso i quarant’anni, sono come fogli candidi, puliti che hanno bisogno, anzi, ci chiedono risposte chiare, pulite. A partire dalla pubblica amministrazione fino alla gestione e all’organizzazione della vita quotidiana in tutti i settori. Spetta a noi dar loro queste risposte”.  
Sabato ha parlato di meritocrazia e territorio…
“Non ne ho solo parlato… Il Pdl radicato sul territorio era lì seduto al fianco a me. E’ stato per me un grande onore avere personaggi come Francesco Aracri, Francesco Storace, Maurizio Gasparri e Renata Polverini. Ognuno di loro per me ha rappresentato e rappresenta tanto. Ognuno di loro ha una storia di militanza, partecipazione, vita nel partito e nelle istituzioni da cui credo si possa e si debba prendere esempio. Sono molto orgoglioso di aver ricevuto un’investitura tanto affettuosa e tanto convinta da loro. E’ chiaro che da parte mia sento anche il bisogno di guardare oltre, alle generazioni che vengono dopo, ai tanti ragazzi che sento affacciarsi con timore alla politica. A loro dico: crediamoci. Dobbiamo rifondare e riorganizzare questo centrodestra, a partire dal Popolo della Libertà che è il suo asse di riferimento. Dovremo trovare il modo per saldare davvero, non solo a parole o con gli slogan, modernità e tradizione, la comunicazione di nuova generazione al territorio, alla realtà quotidiana, la cliccata e il ‘mi piace’ su Facebook alla stretta di mano. Dovremo far viaggiare le nostre voci, ricreare le piazze e i circoli, appunto, sui social network e poi incontrare le persone dal vivo. Dobbiamo insomma creare un partito che sia davvero di chi lo anima. Un partito del popolo, il Popolo della Libertà, che sappia legare sempre di più e sempre meglio le vite nostre e delle nostre famiglie all’Europa, che non ne abbia paura, che abbia voglia di trasformarla dall’Europa delle banche all’Europa delle opportunità per i giovani e i loro tentativi di impresa, le loro ‘start-up’ nel terzo settore o la loro nuova azienda artigianale sul territorio. Un partito che sappia orientare e aiutare anche quei giovani che magari spaesati chiedono consigli proprio su lavoro, orientamento, promozione di marchi e prodotti in ambito italiano e europeo. La Regione in tal senso può fare e dire davvero molto. Un partito che ragioni nell’ottica di un’economia libera ma che non dimentichi il sociale. Un partito con tanti progetti sul territorio che, come il nostro che stiamo costruendo qua a Roma e nel Lazio, punti ad essere vetta d’eccellenza per il governo della nazione. Questa è la mia idea di meritocrazia in politica”.
Come vede questa campagna elettorale?
“La vedo e la vivo come attesa di un periodo che può essere davvero significativo per tutti. In Regione dovremo invertire davvero marcia. Dimostrare come la politica sia al servizio dei cittadini. Dimostrare con i fatti come gli abominii commessi da gente che aveva scambiato la Regione per il proprio bancomat appartengono davvero al passato. Dobbiamo dimostrare come è possibile davvero continuare l’operazione di taglio dei costi della politica e degli sprechi non facendoli pagare ulteriormente alle tasche e ai bisogni dei cittadini ma reinvestendo i risparmi in servizi per i cittadini come, penso a un provvedimento importante della giunta Polverini, i bonus bebè. Dobbiamo dimostrare come la buona politica esiste davvero ancora perché siamo noi a rappresentarla mettendoci in gioco con coraggio e rispetto verso il territorio e i cittadini.”
C’è un giovane di sinistra che viene a parlare con lei a tre settimane dal voto. Quali argomenti usa per convincerlo?
“Anzitutto parliamo del Lazio, prima che della destra e della sinistra. Confronterei la mia esperienza con la sua. Sono certo che non sarebbe molto dissimile. Gli direi non di immaginare ma di disegnarmi il Lazio in cui vuole vivere, l’università in cui studia, il lavoro che intende fare. Gli direi: non pensare a un’Europa in cui fuggire ma a un’Europa da portare qui da noi. Anche per superare proprio questi steccati vecchi e dannosi tra destra e sinistra. Gli direi di collaborare al buon governo della Regione che non solo le solite belle promesse che tali rimangono di chi da quarant’anni vuole portare l’immaginazione al potere, salvo aver solo costruito una bella rete di banche per proteggere gli interessi di poco, ma la concretezza di chi, come me, ogni giorno lavora e opera sul territorio a contatto col mondo delle imprese piccole e medie,degli artigiani, di una conoscenza che si mette a disposizione della concretezza per dare vita a un Paese e a una società più accessibile a tutti. Pensa possa bastare?”