di Daniele Priori
Scrivevamo, fino a dieci giorni fa anche sulle colonne de Le Città come di un Paese che, faticosamente, in maniera convulsa,
ammazzato dalle tasse ma con almeno una rinnovata dignità europea, si apprestava con le prossime elezioni politiche a varcare l’agognato confine della Terza Repubblica.
In due settimane, con l’arrivo del gelo, l’ufficializzazione del ritorno (invero digerito a forza persino dai quarantenni del Pdl) di Silvio Berlusconi, l’abdicazione di ogni tentativo di democrazia (vedi Primarie) in nome del ritorno del Re Sole e quindi, da ultimo, la caduta del Governo Monti provocata proprio dai maldipancia populisti dell’ex premier che a Monti era stato costretto a cedere la mano, ha fatto ripiombare il Paese a un anno fa.
Se ne sono accorti tutti: in primis i giornali europei che non hanno problemi a dire tutto quello che purtroppo noi italiani per primi siamo stati costretti a ingurgitare: il sapore del ridicolo.
Ora, dunque, che succederà? Si torna alla Seconda Repubblica nel suo punto più basso: la fine del 1994 con un Paese che non voleva più Berlusconi, tanto lavoro da fare, un conflitto sociale altissimo, una situazione economica da urlo. Un’Europa che
non ci perdonerà nemmeno un passo falso in più.
Mario Monti, in tutto questo, compiuto il sano, dignitosissimo e orgoglioso gesto delle dimissioni, ne deve trarre le conseguenze politiche. Portare a casa la legge di stabilità e divenire il riferimento di tutti i moderati, quelli veri, non i berlusconiani dell’ultima ora che di moderato non hanno nulla, pronto a diventare l’ago di una bilancia, l’Italia, che resta nelle mani dell’Europa. E se il piatto pendesse dalla parte sbagliata non ci metterà niente a essere mollata dall’Ue per cadere, stavolta definitivamente, in quel baratro buio, così vicino alla Grecia, da cui proprio l’avvento di Mario Monti al posto di
Silvio Berlusconi l’aveva salvata.