Michela Casanova Moroni

RinascereÈ possibile rinascere dopo essere stati quasi uccisi? Si può rinascere quando, in una sera come tante, i sogni di un ragazzo ventenne vengono infranti? Manuel Bortuzzo è la prova che sì, tutto può succedere. 

È una giovane promessa del nuoto italiano, ma improvvisamente, la notte tra il 2 e il 3 febbraio 2019, diventa vittima innocente di un colpo di pistola. Il bersaglio non è lui, ma la lesione midollare che gli fa perdere l’uso delle gambe purtroppo è la sua.

Manuel decide di raccontare la sua storia in un libro, Rinascere. L’anno in cui ho ricominciato a vincere, da cui è tratto l’omonimo film diretto da Umberto Marino, in onda domenica 8 maggio su Rai Uno. A vestire i panni del nuotatore è Giancarlo Commare, accompagnato dall’inconfondibile presenza di Alessio Boni che interpreta suo padre, Franco Bortuzzo. 

L’intero film è un turbine di dolore e sofferenza che travolge tutti i personaggi: nessuno è escluso, nessuno può sottrarsene. Manuel vorrebbe risvegliarsi dal coma e camminare, come se non fosse accaduto nulla, ma non può: ha perso l’uso delle gambe. Apprendela notizia: improvvisamente il buio. Non c’è più luce. Non potrà più condurre una vita come prima e il sogno di gareggiare alla Olimpiadi è infranto per sempre. Allo stesso modo sono travolti dal dolore il padre con i suoi sensi di colpa, la mamma (Francesca Beggio) e il fratello (Pietro Giannini) e le sorelle (Sara Avallone, Giorgia Frank) che provano a infondergli una forza che neanche loro trovano e la fidanzata Martina (Gea dell’Orto) terrorizzata all’idea di fare la cosa sbagliata e ferirlo. In questo clima di sofferenza e paura per il futuro fanno la loro comparsa due personaggi che portano la luce nella vita di Manuel: Alfonso (Salvatore Nicolella), con il quale condivide il percorso di riabilitazione, e Davide (David Coco), medico che ha subito la sua stessa lesione, ma che ora, miracolosamente, cammina. Sarà proprio lui a dargli speranza: un piccolo filamento midollare non è stato compromesso e, con duro lavoro di riabilitazione e sacrifici potrebbe tornare a camminare. Manuel la definisce la fortuna nella sfortuna. 

Il giovane inizia a reagire a tutto ciò che gli è successo e ritrova la grinta e il coraggio per andare avanti. Coltiva nuove passioni, come il pianoforte e la musica e diventa esempio per tante persone che in lui vedono la speranza di potercela fare. Ma soprattutto, superata la paura iniziale, Manuel si tuffa in acqua e nuota; lapiscina potrebbe quasi essere la metafora della vita. Rinascere è possibile: è un tuffo nell’acqua e un tuffo nella vita.