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A distanza di un anno dall’inizio della pandemia, utilizzare i dispositivi di protezione e rispettare il distanziamento sociale dovrebbero quasi essere attività “normali” nell’anormalità della situazione in cui viviamo.

Eppure foto, video e segnalazioni di assembramenti sono all’ordine del giorno nella Capitale d’Italia. Solo pochi mesi fa al Pincio si sono riversate intere comitive di ragazzi, di cui la maggior parte senza mascherina.

Due weekend fa è stata chiusa Fontana di Trevi e sono stati avviati in questi giorni i controlli nella zona del Centro di Roma. Come non dimenticare, poi, il maxi assembramento che si è verificato ai Musei Vaticani, dove visitatori, sì con la mascherina, ma spalla contro spalla.

Per non parlare degli assembramenti sul litorale o delle continue segnalazioni di assembramenti sui mezzi pubblici, autobus e metro o direttamente in stazione.

È quanto è successo ad Anagnina: si scende dalla metro in modo scaglionato, per poi accalcarsi fuori. Le restrizioni richiedono comportamenti sociali difficili che fanno percepire la nostra libertà come limitata, ma buon senso e responsabilità sono la chiave per vedere la luce in fondo al tunnel solo se tutti, nel nostro piccolo, ci dimostriamo responsabili e prudenti.

Michela Casanova Moroni