rebibbiaas

“In questa pandemia, in cui si mettono in luce le varie emergenze con le categorie più a rischio, i provvedimenti da assumere con urgenza, le modalità di intervento delle istituzioni sanitarie, c’è un grande assente: la salute nelle carceri”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che spiega: “Tra le sacrosante vaccinazioni al personale sanitario, a quello docente, ai lavoratori esposti al contatto con il pubblico, agli ospiti e operatori delle Rsa, non sono stati mai citati i detenuti e le guardie carcerarie. Eppure il settore, costituendo una comunità chiusa, con soggetti ospiti per lo più fragili e molti anziani, dovrebbe essere in cima alla lista delle priorità. Così non è e la cosa ci sorprende moltissimo”. Il presidente si sofferma poi sui dati: “La nostra sollecitazione arriva a ragion veduta – incalza – in quanto dalle ultime rilevazioni del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i casi di positività risultano essere 624 in tutta Italia, 587 dei quali asintomatici e 26 i ricoverati mentre tra gli operatori carcerari ci sarebbero 647 agenti contagiati, 64 dei quali sintomatici. Sessantuno i positivi fra il personale amministrativo e dirigenziale penitenziario. Ma quello che ci preoccupa maggiormente è il focolaio attivo nel carcere romano di Rebibbia Nuovo complesso, in cui risultano 23 positivi al coronavirus mentre in tutto il Lazio sarebbero una novantina. Che cosa si intende fare?”, continua Maritato. “Non abbiamo sentito una voce a tutela della salute nei penitenziari, che sono comunque una parte della nostra società, che non può essere esclusa”.