Sabato, 25 Maggio 2019

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Lavinia Guglielman: "Vado ancora dove mi porta il cuore"

guglielman lavinia pic2Lavinia Guglielman è una giovane attrice italiana.
Romana, figlia della scrittrice toscana Tiziana Marini, sin da piccola inizia a frequentare la Dance School Academy e, ancora bambina, viene notata dalla regista Cristina Comencini e ciò le ha permesso di lavorare nel film "Và dove ti porta il cuore", a fianco di Virna Lisi, tratto dall'omonimo romanzo di Susanna Tamaro.
Da allora ha interpretato numerosi ruoli, in particolare drammatici, come ad esempio il ruolo della figlia di Enzo Tortora, Gaia, nel film di Maurizio Zaccaro "Un uomo perbene" ed è apparsa in numerose fiction per la televisione.
Ha vinto la "Rosa d'Argento della città di Roseto degli Abruzzi" come protagonista del film "Samir"; il premio "Sogno D'Amore" al Gran Galà di San Valentino della Città di Terni per "Distretto di Polizia"; nonché il premio "Cristallo dei corti di Sabaudia 2006" come protagonista del corto "La ninfetta e il maggiordomo" di Luca Verdone.


Seguo Lavinia da molto tempo, come raro esempio di talento italiano in ambito artistico. Inoltre non posso negare che è una cara amica dallo spiccata simpatia ed è anche per questo che ho deciso di proporle quest'intervista, in esclusiva.                                                                                                                                    
“Ricordo perfettamente che fin da piccolissime io e mia sorella Ilaria passavamo intere giornate davanti alla televisione ad imitare in ogni minimo dettaglio i passi di danza delle ballerine dei corpi di ballo e, i miei genitori, vedendo la passione che ci mettevamo, hanno deciso di iscriverci presso questa scuola, dove ho trovato insegnanti favolosi che mi hanno insegnato tecnica e disciplina e hanno radicato ancora di più in me l’amore verso quest’arte meravigliosa”.

Il tuo primo ruolo come attrice, peraltro molto commovente (ancora ricordiamo i tuoi tristi occhioni neri), lo interpretasti bambina. Com'è stato per Lavinia-bambina recitare quel ruolo ?
“Avevo 9 anni quando ho recitato con Virna Lisi in ‘Và dove ti porta il cuore’ e per me fu una grande opportunità. Recitare è un divertente gioco per i grandi, figuriamoci per i bambini! Loro si immedesimano con molta più naturalezza e spigliatezza degli adulti. Per me questa è stata l’occasione di esprimere, fare, dire, inventare, creare situazioni, il tutto seguita da grandi professionisti che mi hanno coccolato dal primo all’ultimo giorno di set”.

Tu di provini, sin da bambina, ne hai fatti parecchi, in effetti...
 
“Penso che la vita in generale sia un continuo provino. Come diceva Eduardo ‘gli esami non finiscono mai’. Sì, è vero, ho fatto tanti provini. Credo, in realtà,di non averne mai saltato uno. E questo per coerenza e serietà professionale. Il provino è un momento molto importante per un attore, inutile negarlo. Se va bene, può cambiarti la vita, se va male ‘domani è un altro giorno’ e ci sarà una nuova occasione. Io metto in questo aspetto del mio lavoro un po’ di sano ottimismo e mi avvicino ai provini con la massima preparazione.

I ruoli che spesso interpreti sono drammatici ed il tuo sguardo, ad un'attenta osservazione, è in effetti profondo ed a tratti un po' malinconico. Cosa c'è nello sguardo di Lavinia Guglielman ?
 “Nello sguardo di tutti c’è il nostro vissuto, i momenti più belli ma anche quelli più delicati della nostra vita, e forse, data la mia forte sensibilità che con il tempo ho cercato di far diventare il mio punto di forza, c’è proprio questo. L’aver vissuto ogni situazione con grande partecipazione emotiva. Quando recito quelle emozioni diventano lo strumento atraverso il quale affronto un personaggio”. 

Sei molto giovane, ma hai già un interessante curriculum alle spalle. Pensi di continuare a recitare, oppure hai altri progetti per il futuro ?
 “Sì, sono convinta che è quello che voglio fare. E' ciò che mi fa stare bene e, dato che di vita ce ne è stata data solo una, voglio viverla facendo quello che amo fare”.

Preferisci recitare in teatro, in un film o in una fiction ?
“Non ho una preferenza particolare. La mia esperienza riguarda di più la telecamera, ma per me recitare è recitare, in qualsiasi forma”.

Che cosa pensi della televisione di oggi?
“La televisione è lo specchio dei tempi. Talvolta ci troviamo a guardare programmi superficiali e di basso livello culturale. Ora, poiché ritengo che fra i compiti della televisione ci sia quello di migliorare il livello culturale dell’ascoltatore medio, sono contraria a certi programmi un po’ stupidi. Però ritengo anche che la tv, proprio perché specchio dei tempi debba offrire una vasta gamma di prodotti al suo pubblico, che è ovviamente eterogeneo. Credo che ognuno debba poter trovare il “suo programma”. E poi non dimentichiamoci che lo spettatore ha un’arma potentissima per neutralizzare le eventuali imbecillità e cioè il telecomando. Comunque devo dire che oggi l’offerta della tv è molto ampia, per cui alla fine qualcosa di buono si trova sempre . La cultura? Ce n’è di buona e di cattiva. Non si deve mai generalizzare e non è facile dare un giudizio. Però penso che, volendo, senza spendere troppo si possono leggere buoni libri, si può andare al cinema e a teatro. Insomma, anche la tv a suo modo è cultura, i giornali, internet. Insomma voglio dire che ognuno può arricchire cuore e mente in modi diversi, come meglio crede. Io sono per una cultura che salvi la creatività, l’originalità, la fantasia, l’intelligenza, la memoria, sempre con un occhio rivolto all’uomo ed alla società. Non mi piace la cultura che omologa e appiattisce”.



Luca Bagatin 

Kaput Mundi, a teatro con Angelo Longoni

Persia De Angelis Morigi FranciaSarà in scena al Teatro dell’Angelo dal 30 ottobre all’18 novembre lo spettacolo KAPUT MUNDI, un progetto teatrale di Angelo Longoni. Uno spettacolo composto da due atti unici: “Angeli” e “Bravi Ragazzi”; Il primo è una novità assoluta per l’autore e regista, mentre il secondo torna in scena a Roma dopo essere stato uno degli spettacoli di maggior successo degli ultimi anni. Protagonisti sono Riccardo Francia, Lorenzo De Angelis, Valerio Morigi, Edoardo Persia. Kaput Mundi è un progetto teatrale dedicato a Roma in particolare e a tutte le metropoli italiane in generale, ai giovani che in esse abitano, al disagio che generano, alla difficoltà d’integrazione e all’impossibilità di vivere serenamente la gioventù. L'espressione latina caput mundi, riferita alla città di Roma, significa capitale del mondo noto, e si ricollega alla grande estensione raggiunta dall'impero romano tale da fare della città capitolina il crocevia di ogni attività politica, economica e culturale mondiale. Il significato della parola tedesca kaputt è tristemente noto e proviene dall'ebraico koppâroth che vuol dire vittima e che si allarga a: rotto, fuori combattimento, guasto, finito, distrutto, morto. Il titolo del progetto, costruito da queste due parole, è quindi un chiaro riferimento alla passata magnificenza di Roma, alla sua storia, alla gloria eterna dei suoi fasti e della sua grandiosità. L’abbinamento a kaputt, nell’assonanza, invece mira ironicamente al contrario: ai difetti della città, al disagio che vive la sua popolazione, alla rottura del patto civile tra i suoi cittadini, alla difficoltà di essere giovani in una città difficile nella quale integrazione e occupazione sono due ideali mai veramente attuati. Kaput Mundi è anche un omaggio da parte di un autore e regista milanese, residente da quasi vent’anni nella capitale, alle coloriture del linguaggio, alle costruzioni verbali, al modo di provare ed esprimere i sentimenti, alle parole per manifestarli e alle situazioni sociali che caratterizzano Roma e i suoi abitanti. Kaputt Mundi è anche una denuncia nei confronti di un paese, l’Italia, che si sta progressivamente dimenticando dei giovani e del loro futuro impedendo loro di proiettarsi al di là di un presente molto deprimente, confuso e squallido che francamente non meritano.
Kaput Mundi è costituito da due spettacoli separati da un intervallo. Lo spettacolo è propdotto da Break Art di Emilia Campanile e Valeria Ventrella (anche organizzatrici dell’evento) e Titania Produzioni.

A Bracciano arriva Antonio Rezza

pitecus antonio rezzaIn scena stasera alle 21 all’auditorium comunale di Bracciano. Parla l’innovativo interprete italiano “Gli spettacoli nostri non invecchiano mai”. Antonio Rezza che stasera alle 21 sarà in scena con Pitecus (1995) all’auditorium comunale di Bracciano con molto chiarezza racconta il suo lavoro. “Noi facciamo ritmo, un lavoro che non vuole dare messaggi. Dare messaggi è una cosa lasciamo a chi è più sfortunato di noi”. Ed è proprio con lo spettacolo Pitecus che si basa sull’invenzione estetica di Flavia Mastrella che Rezza è noto al grande pubblico con apparizioni anche televisive. “Ma la TV – precisa Rezza – ha il terrore di quello che facciamo. Noi diciamo quello che ci passa per la testa”. Un attore a tutto tondo, Antonio Rezza, con un passato da autodidatta, che dalla sua Nettuno si proietta in una tournée perenne in Italia ma anche all’estero. “Siamo andati – dice – in Francia, in Spagna. Vorremmo più spesso andare all’estero per sperimentare i nostri lavori”. Se nel sodalizio con Flavia Mastrella lei si ispira agli artisti-scultori come Burri e Fontana, a Rezza piace Antonin Artaud, compianto esponente del teatro francese. “Lo spettacolo non muore. Siano in giro con sette lavori contemporaneamente in tutta Italia. Il nostro lavoro è indipendente - dice Rezza - non abbiamo sovvenzioni”. Ma gli azionisti degli spettacoli di Rezza sono gli spettatori che ogni volta numerosi affollano le sue performance. Una risposta chiara a chi si mette in gioco, a chi innova, a chi propone ritmi nuovi. Un grande interprete quindi per il pubblico di Bracciano e per gli affezionati della Rassegna d’Autunno la manifestazione evento, ad ingresso gratuito, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Bracciano. “Ci onora – dice l’assessore Nardelli – ospitare a Bracciano uno sperimentatore come Antonio Rezza. Siamo convinti che il pubblico di Bracciano saprà apprezzare un raffinato interprete come lui alle prese
con un “ritmo” di sicuro effetto”.

Ci ha lasciato il poeta Achille Serrao

SerraoAchilleOggi, 19 ottobre 2012, prima che fosse l’alba, sull’ambulanza che lo trasportava al più vicino ospedale, è morto il poeta Achille Serrao. Lo ha stroncato, all'età di settantasei anni, un male perfido contro il quale ha lottato fino in fondo, dissimulando i suoi dolori e la sua pena infinita. La redazione tutta si stringe in un forte abbraccio verso sua moglie Paula e la piccola Maria che ha amato di un immenso amore.

Gli studenti incontrano le "Donne in musica"

ScuderieAldobrandiniPer il terzo anno consecutivo Frascati ospita tre giornate evento con gli studenti del territorio, per approfondire i principi strutturali della composizione. Si tratta di un’interessante primizia alla nuova stagione di Donne in Musica, promossa e organizzata dalla Fondazione Adkins Chiti - membro del Consiglio Internazionale per la Musica dell'Unesco e del Consiglio Europeo per la Musica -, realizzata in collaborazione con il Comune di Frascati - Assessorato alle Politiche Culturali. Gli appuntamenti, iniziati mercoledì 17 ottobre, proseguono fino a venerdì 19 e sono condotti dall’ensemble “Perle Sonore” che nella suggestiva cornice delle Scuderie Aldobrandini presenta “Cantatrici e Compositrici”, condotto e interpretato da Anna Zilli, Catia Rocci e Silvia De Maria, per l’occasione in costumi dell'epoca. L’ensemble presenta le musiche e compositrici barocche, patrimonio storico musicale italiano, con clavicembalo e viola da gamba. Le autrici prese in esame sono Francesca Caccini (1587 – 1640), Barbara Strozzi (1619 – 1677), Antonio Bembo (1640 – 1720), Elizabeth Jacquet de la Guerre (1666 – 1729), Maria Teresa D’Agnesi Pinottini (1720 -1795), Maria Rosa Coccia (1759 – 1833).
«L'appuntamento musicale con "Donne in Jazz" è diventato con gli anni un consolidato evento all'interno dell'intera programmazione culturale della nostra Città, in forza della elevata qualità delle proposte musicali che nei giorni dei concerti attraggono nell'Auditorium delle Scuderie Aldobrandini un gran numero di appassionati del genere - dichiara l'Assessore alle Politiche Culturali Gianpaolo Senzacqua -. Quest'anno poi, prosegue l'Assessore, come nel 2010 e nel 2011, la Fondazione Donne in Musica ha ideato, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale, tre giornate (17-18-19 ottobre) dedicate alle ragazze e ai ragazzi delle scuole del nostro territorio per divulgare i principi della composizione musicale attraverso l'ascolto di brani eseguiti da affermate musiciste; il progetto, che fruisce del sostegno della Comunità Europea, dopo l'appuntamento di Frascati, prevede soste in Portogallo, Gran Bretagna, Danimarca e Stati Uniti, inserendo così Frascati in un circuito culturale di valenza internazionale».
L’Ensemble “Perle Sonore” nasce per volontà di Anna Zilli e Catia Rocci, con lo scopo di far conoscere al pubblico la musica antica, con particolare riguardo alla musica composta e interpretata dalle donne. Anna Zilli, diplomata in canto barocco e musica antica presso il conservatorio L. Refice di Frosinone, ha partecipato a varie masterclass e stage di musica medievale, rinascimentale e soprattutto di canto barocco. Svolge attività concertistica nell’ambito della musica barocca e rinascimentale con diversi ensemble. Catia Rocci, diplomata in pianoforte presso il Conservatorio L. Refice di Frosinone con Clementina Martinez e in clavicembalo con Maria Clotilde Sieni, ha altresì conseguito il Master in MusicArterapia presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Dal 2008 collabora con la classe di canto di Musica Antica del Conservatorio L. Refice in qualità di Maestro al cembalo. Svolge intensa attività concertistica sia in Italia che all’estero. Silvia De Maria, diplomata presso il Conservatorio di Santa Cecilia in Roma ha proseguito lo studio della viola da gamba presso il centro di musica antica del Conservatorio di Ginevra nella classe del M° Guido Balestracci. Si è esibita presso festival e rassegne nazionali e internazionali.

La Fondazione Adkins Chiti è nata nel 1978 per rendere visibile e palese il ruolo delle donne come creatrici e compositrici di musica: oggi la Fondazione coordina una rete mondiale di oltre 27mila compositrici, didatte, musicologhe e musiciste in 108 paesi. La Fondazione porta avanti il progetto WIMUST (Women in Music Uniting Strategies for Talent) che tende ad ottenere l'assunzione, in ogni Paese, della "Risoluzione del Parlamento Europeo del 10 marzo 2009” che auspica la piena parità di trattamento ed accesso tra uomini e donne nel mondo dello spettacolo e della cultura".

Un giorno a Castelnuovo di Porto

Castelnuovo di PortoLe origini di Castelnuovo di Porto sono riconducibili alla storia dell'antica città stato di Capena, che era la capitale dei Capenati, fiorente popolazione italica che prosperava nel Lazio prima dell'avvento di Roma; i Capenati avevano una propria lingua, simile al latino, affine all'etrusco e con influenze sabine. Dell’ epoca romana si sa poco, forse la città è stata costruita sulle rovine di un oppido dei dintorni di Capena o inerenti alle colonie di Pentapolis. Le prime notizie risalgono al 1074 tramite una bolla papale in cui viene chiamata Castrum Novum e definita come feudo per metà di San Paolo fuori le mura. Il nome, poi divenuto "Castello Nuovo", probabilmente è da ricercare probabilmente alla costruzione di un nuovo castello a discapito di uno più antico. Si deve tuttavia ai coloni dell’età repubblicana romana, lo sfruttamento agricolo del suolo e l’allevamento del bestiame, con criteri “moderni”: numerose ville rustiche con sempre più grandi latifondi, s’insediarono sulle alture circostanti Castelnuovo, con una razionale rete di approvvigionamento e distribuzione idrica sotterranea. La decadenza di Roma e le invasioni barbariche del V secolo, resero insicura l’esistenza di quelle piccole borgate, spingendo gli agricoltori ad abbandonare quei fondi e a rifondare negli stessi luoghi, quegli antichi centri urbani etrusco-capenati, naturalmente più difesi dalle rupi scoscese e dai fossi sottostanti. Le bolle papali testimoniano come intorno all’anno Mille, i luoghi gravitanti attorno a Castelnuovo fossero tornati a nuova vita, con cittadine, castelli, torri, chiese e monasteri. Un passato così denso di avvenimenti storici, ha lasciato nel territorio numerose testimonianze archeologiche delle quali la maggior parte sono ancora da scoprire. Il materiale rinvenuto durante il secolo scorso, iscrizioni latine, fregi e teste marmoree, già veduto e pubblicato dallo studioso Giuseppe Tomassetti è purtroppo andato disperso; restano tuttavia conservate alcune antichità presso l’antica Posta sulla Flaminia ed in altre collezioni private locali, oltre ai frammenti di colonne e ornamenti, murati in alcune case del centro storico di Castelnuovo, come memoria del passato.

Daniela Mei

Un pezzo d'America al Pigneto

Il 27 ottobre è l’ultimo giorno per assistere ad un esilarante reportage di fotogragia alle Officine K, nella zona del Pigneto di Roma. Davide Mauriello, l’autore delle fotografie ha intitolato la mostra: “Verso ovest, scatti di New York, San Francisco e Palo Alto”. Il bianco e nero è il tono che ha scelto Davide per mostrare ai romani tutti i sentimenti e le emozioni che ha provato davanti a quegli sguardi, ai visi sorpresi e agli atteggiamenti naturali delle persone. Ha scelto di catturare il più possibile dei momenti di vita privata in pubblico, cercando di fermare le immagini di passanti che spesso sfuggono all’occhio dell’uomo di tutti i giorni e che invece sono i veri protagonisti dello spazio metropolitano: dalla vecchietta che si prepara ad attraversare il traffico, all’uomo con la busta di plastica che gira in mutande e calzini per le vie di Downtown, la ginnastica sulla panchina o l’uomo con la bambola gonfiabile tra le braccia. Non manca nessuno all’appello, tra asiatici, ispanici, afroamericani, nativi e caucasici sono tutti immortalati per comporre questo affresco di quotidiano americano.

Valentina Carboni 

L'intervista: Federico Landini

FedePianoFederico Landini è uno dei compositori italiani più attivi dell'ultimo decennio. In questi giorni è nelle sale cinematografiche col film Una donna per la vita di cui ha curato la colonna sonora. La regia è di Maurizio Casagrande e nel cast ci sono nomi come Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè e Pino Insegno oltre alla Margareth Madè scoperta in “Baarìa” di Salvatores.
Che ne dici di questa tua ultima fatica?
“Ne sono molto felice. Collaborare con Maurizio è stato molto bello e molto facile. Ci conosciamo da tantissimo tempo, fin dai miei esordi come compositore di musiche per teatro, per cui sapevo esattamente quali fossero i suoi gusti”.
Come regista com'è?
“Unico. Maurizio è uno che ama il suo lavoro. Si siede accanto a te e si vede il film anche tre volte di fila per parlare delle idee e degli spunti da mettere dentro. Poi però ti lascia molta libertà creativa”.
Oltre al grande Maestro Morricone, chi stimi tra i tuoi colleghi?
“Sono troppo umile per definirli colleghi ma cito volentieri il “nostro” Franco Piersanti e gli americani John Williams e Danny Elfman. Andatevi a riascoltare cosa fanno gli archi nei film di Tim Burton”.
Per lavorare al cinema ci vuole comunque una base. Tu lo dimostri, no?
“Effettivamente ho studiato molto. Ho deciso di formarmi al conservatorio di Santa Cecilia perché credo che le basi siano importanti ma ho sempre avuto in mente il cinema che era ed è il mio sogno”.
Componi sempre con le immagini davanti agli occhi?
“Sì perché la fotografia e il montaggio influiscono troppo sulla musica per non averle chiare in mente. Poi però cerco sempre di pensare al fatto che le mie musiche devono poter essere ascoltate anche senza film”. 
Lavori anche nella pubblicità. Come ci sei arrivato?
“Mentre studiavo collaboravo molto col teatro. Scrivevo musiche per spettacoli. Un giorno in sala c'era un regista che aveva appena finito di girare uno spot per una nota marca giapponese di automobili e da lì è partito tutto”.
McDonalds, Toyota, Ford, Pepsi, Telecom. Ti vogliono tutti?
“Le grandi aziende vogliono chi ha precise caratteristiche. Innanzitutto devi essere rapido a lavorare perché, tra la richiesta e la consegna, passano appena uno o due giorni. Poi devi avere la capacità di creare tutto in trenta secondi. Non è così scontato”.
Qual è il tuo capolavoro?
“Capolavoro è un parolone ma ricordo sempre con grande affetto la musica “Bottom Up”, violoncello e voce, che ho composto per Liu Jo. Era il 2008 e, pochi giorni dopo la messa in onda, sono stato assalito dai discografici italiani che me ne chiedevano i diritti. Una bella soddisfazione”.
Un lato brutto del tuo lavoro qual 'è?
“A volte capita che le cose non filino lisce come speravi. Mi spiego meglio. Tecnicamente non si propone mai una sola musica ma due o tre in modo che il cliente possa avere la sensazione di scegliere. Di base però se ne mette una in cui si crede molto e le altre a riempitivo per pilotare la scelta. Quando il giochino non funziona non è mai piacevole”.
Hai anche fondato una tua etichetta discografica. Sei coraggioso o incosciente?
“Entrambe le cose ma credo sia importante investire nel futuro. Volevo usare i miei contatti nel mondo del cinema e della pubblicità per lanciare giovani e piano piano ci sto riuscendo. Andate ad ascoltarvi Dott Reed, una bravissima cantante australiana che sto producendo io”.

Luca Bussoletti