Giovedì, 21 Marzo 2019

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Gli studenti incontrano le "Donne in musica"

ScuderieAldobrandiniPer il terzo anno consecutivo Frascati ospita tre giornate evento con gli studenti del territorio, per approfondire i principi strutturali della composizione. Si tratta di un’interessante primizia alla nuova stagione di Donne in Musica, promossa e organizzata dalla Fondazione Adkins Chiti - membro del Consiglio Internazionale per la Musica dell'Unesco e del Consiglio Europeo per la Musica -, realizzata in collaborazione con il Comune di Frascati - Assessorato alle Politiche Culturali. Gli appuntamenti, iniziati mercoledì 17 ottobre, proseguono fino a venerdì 19 e sono condotti dall’ensemble “Perle Sonore” che nella suggestiva cornice delle Scuderie Aldobrandini presenta “Cantatrici e Compositrici”, condotto e interpretato da Anna Zilli, Catia Rocci e Silvia De Maria, per l’occasione in costumi dell'epoca. L’ensemble presenta le musiche e compositrici barocche, patrimonio storico musicale italiano, con clavicembalo e viola da gamba. Le autrici prese in esame sono Francesca Caccini (1587 – 1640), Barbara Strozzi (1619 – 1677), Antonio Bembo (1640 – 1720), Elizabeth Jacquet de la Guerre (1666 – 1729), Maria Teresa D’Agnesi Pinottini (1720 -1795), Maria Rosa Coccia (1759 – 1833).
«L'appuntamento musicale con "Donne in Jazz" è diventato con gli anni un consolidato evento all'interno dell'intera programmazione culturale della nostra Città, in forza della elevata qualità delle proposte musicali che nei giorni dei concerti attraggono nell'Auditorium delle Scuderie Aldobrandini un gran numero di appassionati del genere - dichiara l'Assessore alle Politiche Culturali Gianpaolo Senzacqua -. Quest'anno poi, prosegue l'Assessore, come nel 2010 e nel 2011, la Fondazione Donne in Musica ha ideato, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale, tre giornate (17-18-19 ottobre) dedicate alle ragazze e ai ragazzi delle scuole del nostro territorio per divulgare i principi della composizione musicale attraverso l'ascolto di brani eseguiti da affermate musiciste; il progetto, che fruisce del sostegno della Comunità Europea, dopo l'appuntamento di Frascati, prevede soste in Portogallo, Gran Bretagna, Danimarca e Stati Uniti, inserendo così Frascati in un circuito culturale di valenza internazionale».
L’Ensemble “Perle Sonore” nasce per volontà di Anna Zilli e Catia Rocci, con lo scopo di far conoscere al pubblico la musica antica, con particolare riguardo alla musica composta e interpretata dalle donne. Anna Zilli, diplomata in canto barocco e musica antica presso il conservatorio L. Refice di Frosinone, ha partecipato a varie masterclass e stage di musica medievale, rinascimentale e soprattutto di canto barocco. Svolge attività concertistica nell’ambito della musica barocca e rinascimentale con diversi ensemble. Catia Rocci, diplomata in pianoforte presso il Conservatorio L. Refice di Frosinone con Clementina Martinez e in clavicembalo con Maria Clotilde Sieni, ha altresì conseguito il Master in MusicArterapia presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Dal 2008 collabora con la classe di canto di Musica Antica del Conservatorio L. Refice in qualità di Maestro al cembalo. Svolge intensa attività concertistica sia in Italia che all’estero. Silvia De Maria, diplomata presso il Conservatorio di Santa Cecilia in Roma ha proseguito lo studio della viola da gamba presso il centro di musica antica del Conservatorio di Ginevra nella classe del M° Guido Balestracci. Si è esibita presso festival e rassegne nazionali e internazionali.

La Fondazione Adkins Chiti è nata nel 1978 per rendere visibile e palese il ruolo delle donne come creatrici e compositrici di musica: oggi la Fondazione coordina una rete mondiale di oltre 27mila compositrici, didatte, musicologhe e musiciste in 108 paesi. La Fondazione porta avanti il progetto WIMUST (Women in Music Uniting Strategies for Talent) che tende ad ottenere l'assunzione, in ogni Paese, della "Risoluzione del Parlamento Europeo del 10 marzo 2009” che auspica la piena parità di trattamento ed accesso tra uomini e donne nel mondo dello spettacolo e della cultura".

Un giorno a Castelnuovo di Porto

Castelnuovo di PortoLe origini di Castelnuovo di Porto sono riconducibili alla storia dell'antica città stato di Capena, che era la capitale dei Capenati, fiorente popolazione italica che prosperava nel Lazio prima dell'avvento di Roma; i Capenati avevano una propria lingua, simile al latino, affine all'etrusco e con influenze sabine. Dell’ epoca romana si sa poco, forse la città è stata costruita sulle rovine di un oppido dei dintorni di Capena o inerenti alle colonie di Pentapolis. Le prime notizie risalgono al 1074 tramite una bolla papale in cui viene chiamata Castrum Novum e definita come feudo per metà di San Paolo fuori le mura. Il nome, poi divenuto "Castello Nuovo", probabilmente è da ricercare probabilmente alla costruzione di un nuovo castello a discapito di uno più antico. Si deve tuttavia ai coloni dell’età repubblicana romana, lo sfruttamento agricolo del suolo e l’allevamento del bestiame, con criteri “moderni”: numerose ville rustiche con sempre più grandi latifondi, s’insediarono sulle alture circostanti Castelnuovo, con una razionale rete di approvvigionamento e distribuzione idrica sotterranea. La decadenza di Roma e le invasioni barbariche del V secolo, resero insicura l’esistenza di quelle piccole borgate, spingendo gli agricoltori ad abbandonare quei fondi e a rifondare negli stessi luoghi, quegli antichi centri urbani etrusco-capenati, naturalmente più difesi dalle rupi scoscese e dai fossi sottostanti. Le bolle papali testimoniano come intorno all’anno Mille, i luoghi gravitanti attorno a Castelnuovo fossero tornati a nuova vita, con cittadine, castelli, torri, chiese e monasteri. Un passato così denso di avvenimenti storici, ha lasciato nel territorio numerose testimonianze archeologiche delle quali la maggior parte sono ancora da scoprire. Il materiale rinvenuto durante il secolo scorso, iscrizioni latine, fregi e teste marmoree, già veduto e pubblicato dallo studioso Giuseppe Tomassetti è purtroppo andato disperso; restano tuttavia conservate alcune antichità presso l’antica Posta sulla Flaminia ed in altre collezioni private locali, oltre ai frammenti di colonne e ornamenti, murati in alcune case del centro storico di Castelnuovo, come memoria del passato.

Daniela Mei

Un pezzo d'America al Pigneto

Il 27 ottobre è l’ultimo giorno per assistere ad un esilarante reportage di fotogragia alle Officine K, nella zona del Pigneto di Roma. Davide Mauriello, l’autore delle fotografie ha intitolato la mostra: “Verso ovest, scatti di New York, San Francisco e Palo Alto”. Il bianco e nero è il tono che ha scelto Davide per mostrare ai romani tutti i sentimenti e le emozioni che ha provato davanti a quegli sguardi, ai visi sorpresi e agli atteggiamenti naturali delle persone. Ha scelto di catturare il più possibile dei momenti di vita privata in pubblico, cercando di fermare le immagini di passanti che spesso sfuggono all’occhio dell’uomo di tutti i giorni e che invece sono i veri protagonisti dello spazio metropolitano: dalla vecchietta che si prepara ad attraversare il traffico, all’uomo con la busta di plastica che gira in mutande e calzini per le vie di Downtown, la ginnastica sulla panchina o l’uomo con la bambola gonfiabile tra le braccia. Non manca nessuno all’appello, tra asiatici, ispanici, afroamericani, nativi e caucasici sono tutti immortalati per comporre questo affresco di quotidiano americano.

Valentina Carboni 

L'intervista: Federico Landini

FedePianoFederico Landini è uno dei compositori italiani più attivi dell'ultimo decennio. In questi giorni è nelle sale cinematografiche col film Una donna per la vita di cui ha curato la colonna sonora. La regia è di Maurizio Casagrande e nel cast ci sono nomi come Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè e Pino Insegno oltre alla Margareth Madè scoperta in “Baarìa” di Salvatores.
Che ne dici di questa tua ultima fatica?
“Ne sono molto felice. Collaborare con Maurizio è stato molto bello e molto facile. Ci conosciamo da tantissimo tempo, fin dai miei esordi come compositore di musiche per teatro, per cui sapevo esattamente quali fossero i suoi gusti”.
Come regista com'è?
“Unico. Maurizio è uno che ama il suo lavoro. Si siede accanto a te e si vede il film anche tre volte di fila per parlare delle idee e degli spunti da mettere dentro. Poi però ti lascia molta libertà creativa”.
Oltre al grande Maestro Morricone, chi stimi tra i tuoi colleghi?
“Sono troppo umile per definirli colleghi ma cito volentieri il “nostro” Franco Piersanti e gli americani John Williams e Danny Elfman. Andatevi a riascoltare cosa fanno gli archi nei film di Tim Burton”.
Per lavorare al cinema ci vuole comunque una base. Tu lo dimostri, no?
“Effettivamente ho studiato molto. Ho deciso di formarmi al conservatorio di Santa Cecilia perché credo che le basi siano importanti ma ho sempre avuto in mente il cinema che era ed è il mio sogno”.
Componi sempre con le immagini davanti agli occhi?
“Sì perché la fotografia e il montaggio influiscono troppo sulla musica per non averle chiare in mente. Poi però cerco sempre di pensare al fatto che le mie musiche devono poter essere ascoltate anche senza film”. 
Lavori anche nella pubblicità. Come ci sei arrivato?
“Mentre studiavo collaboravo molto col teatro. Scrivevo musiche per spettacoli. Un giorno in sala c'era un regista che aveva appena finito di girare uno spot per una nota marca giapponese di automobili e da lì è partito tutto”.
McDonalds, Toyota, Ford, Pepsi, Telecom. Ti vogliono tutti?
“Le grandi aziende vogliono chi ha precise caratteristiche. Innanzitutto devi essere rapido a lavorare perché, tra la richiesta e la consegna, passano appena uno o due giorni. Poi devi avere la capacità di creare tutto in trenta secondi. Non è così scontato”.
Qual è il tuo capolavoro?
“Capolavoro è un parolone ma ricordo sempre con grande affetto la musica “Bottom Up”, violoncello e voce, che ho composto per Liu Jo. Era il 2008 e, pochi giorni dopo la messa in onda, sono stato assalito dai discografici italiani che me ne chiedevano i diritti. Una bella soddisfazione”.
Un lato brutto del tuo lavoro qual 'è?
“A volte capita che le cose non filino lisce come speravi. Mi spiego meglio. Tecnicamente non si propone mai una sola musica ma due o tre in modo che il cliente possa avere la sensazione di scegliere. Di base però se ne mette una in cui si crede molto e le altre a riempitivo per pilotare la scelta. Quando il giochino non funziona non è mai piacevole”.
Hai anche fondato una tua etichetta discografica. Sei coraggioso o incosciente?
“Entrambe le cose ma credo sia importante investire nel futuro. Volevo usare i miei contatti nel mondo del cinema e della pubblicità per lanciare giovani e piano piano ci sto riuscendo. Andate ad ascoltarvi Dott Reed, una bravissima cantante australiana che sto producendo io”.

Luca Bussoletti