Lunedì, 18 Dicembre 2017

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L'INTERVISTA - Mafia e riscatto sociale. Il nuovo libro di Michele Cucuzza

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Michele Cucuzza non è solo un giornalista.

È un uomo molto impegnato nel sociale. Sociale, ad esempio, è il messaggio che intende lanciare con la sua ultima fatica letteraria “Gramigna”,

una storia da raccontare, da leggere, edita dalla Piemme edizioni; una storia “miracolosa”, che deve far riflettere, ragionare, con la consapevolezza che nella vita tutto è possibile, soprattutto quando tutto sembra impossibile.

Michele Cucuzza ci ha messo la faccia, portando alla luce la vita di Luigi Di Cicco, un “figlio d’arte”: suo padre è un boss della camorra, un pezzo grosso dell’agro aversano oggi in carcere. Abbiamo intervistato Cucuzza in vista dell’autorevole riconoscimento letterario che riceverà nella bella kermesse del prossimo 6 dicembre al teatro Ghione, intitolata “Natale è… San Remo Festival Cafè in solidarietà” contro tutte le violenzee, organizzata tra gli altri dall’associazione Assotutela del presidente Maritato.

Michele, mi permetto di darti del “tu” visto che siamo colleghi. Gramigna, un libro che racconta una storia incredibile ma vera.

“Sono davvero onorato di aver portato alla luce la vita di Luigi, figlio di un boss della camorra. Dalle sue parti, con quelle credenziali, potrebbe essere padrone incontrastato. Ma lui non ne vuole sapere. Troppo vivo e amaro il ricordo degli anni di infanzia, con il padre sempre in galera e la geografia imparata andando in visita nelle carceri di massima sicurezza in tutta Italia, con i Natali a toni smorzati, solo con donne e cugini, perché tutti gli uomini della famiglia o erano latitanti o in prigione. Quando le irruzioni all’alba della polizia o i parenti morti in blitz mafiosi non li vedi sullo schermo ma li hai dentro casa, puoi crescere senza poterne fare a meno, o cercare di starne lontano il più possibile. Luigi tuttavia ha optato per la seconda strada, dicendo tanti no, poi qualche sì, poi ancora no no no, fino a costruirsi una vita pulita e dignitosa, lontano dal sangue, dal dolore e dall’illegalità”.

Una strada complicata, tortuosa.

“Ha quasi del miracoloso, è davvero ammirevole, come lui sia riuscito a trovare questa strada. Lo reputo un messaggio importantissimo, fortissimo, come a dire ai figli di Scampia e a tutti gli altri, “una vita diversa è possibile, ed è molto più bella. Una storia di riscatto, di fatto possibile, che sono davvero orgoglioso di aver raccontato”.

A proposito di legalità, riscatto sociale e lottà alla criminalità. Come giudica l’operato delle istituzioni?

Dobbiamo essere molto grati alla magistratura e alle forze di polizia perche da anni conducono una azione di contrasto molto forte e concreta contro la criminalità organizzata. E, non è un caso, che la gran parte dei boss storici, i capi delle più note famiglie di mafia, siano in galeria, se non già morti. È chiaro altresì che la criminalità organizzata si sta evolvendo, sta mutando, entrando in contatto con certa imprenditoria e certa politica che non la respinge. Serve un patto sociale, un azione di prevenzione con tutte le forze imprenditoriali e politiche, che si accosti al già incisivo intervento repressivo di magistrati e forze dell’ordine, che non dobbiamo mai finire di ringraziare”.

Marco Montini

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