Giovedì, 21 Marzo 2019

Ultimo aggiornamento10:50:53 AM

  • Twitter
  • Info

SPORT

L'Aprilia vola a Lamezia. Vivarini avverte: "Gara tosta"

vivariniAltro passaggio importante quello di Lamezia dove l’Aprilia sarà chiamato a difendere il primato in classifica incrementato domenica scorsa con la vittoria casalinga sul Teramo e il contemporaneo pareggio del Pontedera diretta inseguitrice delle rondinelle. Seconda trasferta in Calabria per la comitiva biancoazzurra dopo quella dello scorso 23 settembre contro l’Hinterreggio e , per questo motivo, sempre particolarmente difficile. Mister Vivarini come sua abitudine alla vigilia mette tutti in guardia dipingendo il Lamezia come una formazione non facile da affrontare , che evoca amari ricordi nella passata stagione: “Dobbiamo concentrarci sui problemi che troveremo domenica che saranno sicuramente di natura ambientale contro una squadra affamata di punti, composta da elementi che la scorsa stagione hanno rischiato di vincere il campionato. In questo momento non stanno facendo punti – continua Vivarini – e per questo motivo la loro cattiveria agonistica sarà tanta. Di conseguenza ci dobbiamo aspettare questo clima particolare che sicuramente fino ad oggi non abbiamo mai incontrato. La nostra capacità dovrà essere quella di rimanere concentrati cercando di fare le nostre cose evitando di scivolare in quello che potrebbe essere un clima caldo, non sarà una partita facile”. Viavarini non vuole che i suoi abbassino la guardia contro avversari che, sempre a sentire il tecnico, non avranno alcun timore reverenziale nei confronti della prima della classe: “A me degli altri sinceramente interessa poco, a me interessa fare risultato a Lamezia e per farlo bisogna tenere conto delle loro capacità perché è una squadra che si difende molto bene avendo incassato solamente 5 reti, difficilmente ti concede spazi, molto esperta con giocatori affiatati tra di loro proprio perché sono diversi anno che giocano insieme. Il loro modulo – conclude Vivarini – è spesso alternato, dal 4-2-3-1, oppure ad un 4-3-2-1, con molta attenzione alla fase di non possesso, per questo sarà arduo per noi trovare gli spazi giusti per colpirli.” Sarà poi una gara particolare anche per Marco Cane che a meno di un anno torna a Lamezia dove proprio nello scorso campionato ha sfiorato una promozione.

 

Questi i convocati per la gara con il Lamezia: Di Vincenzo, Caruso,Cane, Carta, Diakite, Saladino,Sembroni, Stankovic, Tundo, Vincenzo,Amadio, Corsi, Criaco,Marfisi, Salese, Calderini, Ferrari,Ferri Marini, Sassano, Gomes.

Clemente J. Mimun: "Long John era il più grande"

detail“Mio fratello è figlio unico perché dice che Chinaglia non può passare al Frosinone”. Erano gli anni Settanta quando il grande cantautore Rino Gaetano, segretamente laziale,  un po’ come Lucio Battisti, nominava a modo suo Long John in uno dei suoi brani più belli nei quali, in un’epoca ancora molto ideologizzata, Rino cantava l’individualismo beato e maledetto dei “soli”, unici nella buona e nella cattiva sorte. Praticamente una foto, un nome e un cognome: Giorgio Chinaglia, l’eroe pallonaro dei due mondi. L’autore, insieme a Tommaso Maestrelli, del primo scudetto della Lazio, la squadra che ha portato il calcio a Roma che da italoamericano ha portato il calcio divertente negli Stati Uniti d’America cantando “I’m football crazy” singolo uscito su disco, composto e suonato dai fratelli Guido e Maurizio De Angelis, i musicisti degli spaghetti western con Bud Spencer e Terence Hill. Altri anni, altro calcio. Dal sapore della favola che non poteva finire con una morte triste e solitaria, lontano dalla sua Roma, e una sepoltura nell’anonimo cimitero di Naples negli Usa. Come se Giorgione fosse uno dei tanti e non Giorgio Chinaglia, il grido di battaglia di un popolo intero. Il popolo della Lazio. Giorgio doveva ritornare a Roma, lo voleva fortemente da vivo. Più che mai ora che, dallo scorso primo aprile è volato via col suo spirito, ciò che resta del corpo merita una degna sepoltura nella sua Roma. Una comunione di volontà che ha trovato tutti d’accordo: in primis l’ex moglie Connie, quindi la famiglia Maestrelli coi figli gemelli del grande allenatore biancazzurro. A dare la notizia non potevano essere altri che i lazialissimi redattori del Tg5, peraltro a pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa di Andrea Pesciarelli , il geniale e, pure lui lazialissimo, notista politico del tg di Canale 5 morto in un tragico incidente stradale sul Lungotevere. La vita e la memoria ancora una volta giocano a carte con la sorte, così il direttore Clemente J Mimun, forse il più laziale di tutti, ha calato il jolly e da cronista di razza ha dato la notizia per primo.

Leggi tutto: Clemente J. Mimun: "Long John era il più grande"

Un anno senza il Sic

sicNato a Coriano nel 1987, Marco Simoncelli, detto il Sic da parenti, amici, meccanici e fan, era famoso per la sua chioma riccia, voluminosa e per quel nasone a punta. Era uno di quelli che anche se non lo sentivi parlare bastava guardarlo per capire che era un bravo ragazzo, uno apposto, capace di tirare fuori la grinta e il carattere soltanto in pista dove dall’alto dei suoi centimetri piegava a destra e a sinistra quella moto senza pudore alcuno tentando sorpassi che soltanto un genio sarebbe stato in grado di azzardare. Proprio questa era la sua caratteristica, interpretare il mondo delle corse da vero combattente, da gladiatore: se c’era da lottare lui si gettava nella mischia a capofitto senza fare figli e figliastri. Questa sua caratteristica gli è costata nel corso della carriera una valanga di critiche, di ammonizioni e di multe da parte della federazione; indimenticabile quando Lorenzo gli rimproverò di azzardare sorpassi improponibili e lui con il suo accento orgogliosamente romagnolo gli rispose “la prossima volta che lo farò sarò arrestato”. Questo era il Sic, uno che viveva la vita a pieno, che dava il duecento per cento in tutto quello faceva; era uno che nonostante le vittorie, la notorietà e i lauti contratti ha continuato a vivere la sua vita di sempre a Coriano in provincia di Rimini, insieme a mamma Rossella, papà Paolo e la sorellina Martina nella casa di sempre in cui era cresciuto sin da bambino, nella stessa cameretta in cui aveva trascorso le prime notti della sua vita, restando al fianco della fidanzatina storica Kate, una ragazza di cui si era innamorato da giovane, quando non era nessuno e che continuava ad amare anche quando era diventato una star, un fenomeno mediatico, quando vicino alla moto marchiata col 58 si ammassavano fotografi e giornalisti di tutti i continenti, fino a quell’ultima maledetta corsa in Malesia a Sepang in cui prima della partenza la piccola Kate gli ha dato il solito bacio sul casco, quel bacio che precedeva ogni inizio di gara. Marco ancor prima di essere un motociclista talentuosissimo e un esempio di professionismo assoluto è stato un uomo vero, nonostante i ventiquattro anni. E’ morto per essere sé stesso, per vivere la vita senza rete né freni, in modo passionale, di tutto cuore. E’ morto perché è voluto rimanere in sella alla sua moto laddove ogni motociclista, anche il più bravo l’avrebbe lasciata andar via. Il racconto della sua morte sembra essere il riassunto della sua vita e del suo spirito: era uno pieno di vita, felice di vivere che resisteva a tutto anche quando non c’era nulla da poter salvare, era uno che rimaneva aggrappato alla vita sempre. Era un combattente, uno tosto, uno che non si arrendeva proprio mai. Per comprendere a pieno la figura di Marco Simoncelli basta pensare alla sua carriera. Il Sic non è stato uno di quelli dall’ascesa dirompente e irrefrenabile, si vedano i vari Lorenzo, Pedrosa o il pupillo del momento Marc Marquez, Marco è stato uno che i successi, la notorietà e il denaro se li è dovuti guadagnare in pista. Arrivato giovanissimo, a quindici anni, nel roaster del motomondiale si è dovuto conquistare weekend dopo weekend lo spazio all’interno del mondo del motociclismo che conta e non ha avuto vita facile. I primi anni ha dovuto lottare con problemi di velocità e di stabilità dovuti al suo fisico enorme per le piccole moto 125cc e 250cc che lo hanno portato spesso a cadere, ma dove chiunque altro si sarebbe fermato a riflettere iniziando a correre con il classico “braccino” da ragioniere, lui ha continuato sempre ad andare a tutto gas. Il premio alla sua costanza, la sorte glielo ha consegnato nel 2008 quando Simoncelli vinse il motomondiale classe 250 correndo per metà campionato con una moto palesemente inferiore rispetto ai mezzi dei suoi acerrimi rivali spagnoli, gli agguerriti Barbera e Bautista. Tuttavia si sa la vita è troppo strana per essere compresa e così tutto ciò che gli aveva concesso nel giro di tre anni glielo ha negato nel giro di pochi minuti dopo la partenza del Gp di Malesia 2011 e lo ha fatto con gli interessi, troppi. Noi tutti amanti del motociclismo non amiamo ricordare quel drammatico incidente e le sue terribili dinamiche. Quel capoccione dai riccioli d’oro che ci aveva fatto crepare dalle risate per la sua spiritosaggine e la sua spensieratezza, steso sull’asfalto inanime, senza casco: no troppo triste, per uno come il Sic uno che voleva sempre che ci fosse un gran casino, uno che quando arrivava si faceva sempre notare... Ciao Sic sarai sempre nei nostri cuori.



Luca Priori 

Marino all'ultimo respiro, finisce 1-1 con l'Ancona

Città di Marino – Ancona 1-1 

Città di Marino (4-3-3): Cimmino, Noviello, Simboli, Lezcano (15’ st Scarlato C.), D’Agostino, Solidoro, Caraccio, Ciaramelletti, Colombo (15’ st Pirro), Rivera (34’ st Capolei), Quadrini. A disp: Rampi, Copponi, Saccavino, Gigliotti. All.: Scarlato G.
Ancona (4-2-3-1): D’Arsiè, Torta (38’pt Daidone), Ciaramitaro, Ruffini, (20’ st Palumbo), Labriola, Lispi, Sparvioli (31’ st Traini), Akrapovic, Olcese, Borrelli, Ambrosini . A disp: Rosti, Gagliardini, Latorraca, Alvino. All.: Gentilini.
Arbitro: Pancaldo Trifirò di Barcellona Pozzo di Gotto. Assistenti: Meozzi di Empoli e Bandettini di Pistoia. 
Reti: 36’ st rig. Olcese (A), 45’ st Pirro (CM).
Note: Ammoniti: Lezcano, Rivera, Solidoro, Caraccio, Quadrini, Scarlato C., Simboli (CM), Palumbo, Sparvoli (A). Espulsi: Simboli (CM) a fine partita per proteste. Calci d’angolo: 5-5. Recupero: 2’ pt, 5’ st.

marinoTestacoda interessante al “Domenico Fiore”di Marino tra la squadra di Scarlato e l’Ancona capolista. L’1-1 finale premia gli sforzi del Marino che ha saputo tener testa alla quotata avversaria disputando un primo tempo di spessore, dove a mancare è stato soltanto il gol, e una ripresa più attendista ma ugualmente efficace nonostante il ritorno dei dorici. Il mister di casa torna a schierare tra i pali il ’94 Cimmino per dare più esperienza al centrocampo con i due argentini Lezcano (debutto per lui dal primo minuto) e Rivera. Completa il reparto a tre Ciaramelletti. In difesa troviamo a sorpresa Noviello a destra, Simboli a sinistra, mentre D’Agostino e Solidoro formano la coppia di centrali. In avanti spazio al tridente composto da Quadrini, Colombo e Caraccio. Nell’Ancona il tecnico Gentilini deve rinunciare ancora una volta a Del Grosso. Tra i pali c’è D’Arsiè, alla fine decisivo, difesa a quattro con Torta a destra, Ciaramitaro a sinistra, Labriola e Lispi centrali. Davanti a loro Ruffini e Akrapovic. Trequarti con Sparvoli, Borrelli e Ambrosini. In avanti il temibilissimo Olcese. Sin dalle prime battute s’intuisce che i padroni di casa non hanno alcuna intenzione di aspettare e sono loro a fare la partita. Subito pericolosi i biancocelesti al 10’ quando Caraccio affonda sulla destra e mette al centro un pallone invitante per Rivera che non trova il bersaglio. Al 17’ Ciaramelletti dalla bandierina imbecca in area Lezcano il cui colpo di testa viene bloccato da D’Arsiè. In campo si vede solo il Marino che al 21’ crea ancora un pericolo con Quadrini il cui diagonale da sinistra viene parato dal portiere ospite. Due minuti dopo solita progressione lungo la sinistra di Quadrini e cross per la testa di Ciaramelletti che trova pronto D’Arsiè alla respinta. Nuova palla-gol marinese al 37’ questa volta con Caraccio che esalta per l’ennesima volta la bravura del giovane portiere biancorosso. L’Ancona si vede solo nel finale con una conclusione da fuori di Ruffini che colpisce involontariamente il suo compagno di squadra Ambrosini. Gentilini negli spogliatoi sembra essersi fatto sentire e nel secondo tempo l’Ancona cambia marcia. Si vede una squadra diversa e più incisiva soprattutto in fase offensiva. Il Marino ne risente un po’ e cerca di contenere le avanzate degli ospiti pur senza rinunciare al gioco. Al 4’ Sparvoli affonda sulla destra e lascia partire un tiro sul primo palo che esce a lato. Dalla parte opposta Quadrini prova a impensierire D’Arsiè con la palla che si spegne sul fondo. L’Ancona prova a stringere i tempi e Gentilini getta nella mischia due giocatori offensivi come Palumbo e Traini. Ed è proprio quest’ultimo al 35’ a procurarsi il calcio di rigore poi trasformato da Olcese per il vantaggio dorico. Dubbi sulla posizione di Traini prima e sul contatto con il portiere marinese Cimmino poi. I giochi sembrano fatti ma i castellani non ci stanno e si riversano in avanti alla ricerca disperata del pari. L’arbitro siciliano Pancaldo Trifirò sciorina una serie di cartellini gialli in un’unica direzione, quella dei giocatori del Marino, mentre sorvola su alcuni interventi fallosi dell’Ancona sui quali decide di applicare un metro di giudizio decisamente diverso. A pochi secondi dal novantesimo arriva il pari. L’azione parte dalla destra con Capolei e prosegue sulla fascia opposta con D’Agostino che effettua un precisissimo cross per la testa di Pirro che schiaccia alle spalle dell’incolpevole D’Arsiè. Nel quarto dei cinque minuti di recupero mischia pericolosa in area del Marino e Ancona che per poco non sfiora il colpaccio. Sarebbe stato troppo per quello che le due squadre hanno fatto vedere in campo. In ripresa il Marino, al secondo risultato utile di fila, che, proseguendo di questo passo, può tentare di risalire in fretta la classifica.

Lazio e Roma a valanga

lazioLa Lazio non fallisce il secondo big match della stagione, dopo lo scivolone con il Napoli, e annienta un Milan troppo brutto per essere vero. La gestione di Allegri di quest’anno è davvero imbarazzante, basti pensare che 7 punti nelle prime 8 partite accadde solo nel 1981-82, l’anno della retrocessione, quando una vittoria ne valeva due. Tutto ciò in parte è dovuto alle cessioni di due big come Ibrahimovic e Thiago Silva, evidentemente elementi imprescindibili per il gruppo di Galliani, ma ci sono delle lacune troppo grandi per essere giustificabili in qualche modo. La Lazio ha completamente annientato la compagine milanese per più di un’ora, poi si è lasciata un po’ andare, complici forse anche dei limiti fisici dovuti agli impegni con le nazionali per molti giocatori, rischiando di farsi riprendere. Per Petkovic bisognerà ricominciare da qui: è fondamentale riuscire a giocare con un livello buono per tutta la durata della gara, una grande squadra non può permettersi certe distrazioni. Un dato sicuramente positivo c’è: la difesa titolare ha subìto zero gol finora; è stata schierata contro Atalanta, Palermo, Pescara, Siena e Milan. Le reti sono arrivate in questi ultimi due casi, ma in entrambi era entrato Cavanda, con il conseguente avanzamento a centrocampo di Lulic. Ciò testimonia la buona intesa della retroguardia, la sua validità e solidità, possibile che Petkovic la schieri nuovamente domani sera contro il Panathinaikos. Vincere contro i greci, infatti, metterebbe una seria ipoteca sulla qualificazione al prossimo turno di Europa League per i biancocelesti, e andrebbe ad alimentare l’entusiasmo che vige ora data la buona posizione in graduatoria. Domenica, poi, esterna al Bentegodi con la Fiorentina, con la buona notizia di non avere in campo né Pizzarro né Roncaglia, entrambi squalificati. In casa Roma, invece, dopo qualche brivido di troppo si torna a sorridere. Il gruppo giallorosso, infatti, è riuscito a rialzare la testa, dopo aver subìto ben due reti nel giro di un quarto d’ora, e ha vinto, stavolta con Osvaldo, autore di una doppietta, e De Rossi in campo, contro il Genoa.
romaIl febbricitante Zeman ha dichiarato alle tv di non avere limiti nella sua squadra, glissando su domande riguardanti scudetto o Champions, finalmente le cose si stanno mettendo per il verso giusto? Di certo è che la Roma ha qualche problema nell’approccio iniziale delle gare, da ultima quella con il Genoa, ma come non ricordare lo shock subìto con la capolista Juventus. C’è ancora molto da lavorare per il boemo, ma finalmente si iniziano a vedere i frutti, e qualche buon risultato. Domenica prossima arriva una prova importante nella gara casalinga con l’Udinese, reduce dalla vittoria con il Pescara e a -2 dai giallorossi.


Silvia Panizza

Nuova Santa Maria delle Mole, incredibile en plein

pentrangeliIl Santa Maria delle Mole è in vetta al girone A del campionato di Eccellenza. Un risultato davvero impronosticabile dopo sette partite, considerando che la squadra di mister Diego Leone è una neopromossa nel massimo torneo regionale. Dopo il pari interno col Rieti, però, la squadra bovillense ha calato uno splendido tris di vittorie contro Villanova, Guidonia e (domenica scorsa) Rodolfo Morandi, strapazzato sul suo campo con un perentorio 6-1 frutto del poker di uno scatenato Petrangeli e delle reti di Giuffrida e Bottoni. «Non guardiamo la classifica, ma il lavoro di tutti i giorni – tiene i piedi per terra il presidente Armando De Simone -. Ora affronteremo il Cecchina in casa e cercheremo di dare ancora il massimo sempre tenendo fede alla politica dei piccoli passi». Anche per il pacato massimo dirigente marinese, però, lo scorso week-end è stato memorabile. Il settore agonistico, infatti, ha conosciuto solo vittorie: detto dell'Eccellenza, hanno guadagnato tre punti anche la Juniores d'Elite di mister Giuseppe Ruotolo che ha sconfitto 3-2 il Savio, gli Allievi provinciali di Mirko Bruno che hanno battuto 3-0 l'Audace Carchitti, gli Allievi “fascia B” di Gianni Di Petrillo che hanno surclassato per 4-1 il Rocca Priora e infine i Giovanissimi Provinciali di Luca Verdini che hanno piegato 1-0 l'Eschilo. «Sinceramente è stato un fine settimana bellissimo – ammette De Simone – ed è la conferma che quest'estate, nel riazzerare la programmazione, abbiamo scelto gli uomini giusti. Questi risultati sono il segnale che abbiamo iniziato un percorso valido assieme al direttore generale Giorgio Tomei, al responsabile del settore giovanile Lorenzo Romboli e a quello della Scuola calcio Emanuele Passeri, oltre che a tutti i tecnici che abbiamo scelto. Stiamo lavorando bene, ma d'ora in avanti dovremo mettere ancora più impegno per tenerci a questi livelli. Diciamo – conclude De Simone - che stiamo raccogliendo legno per l'inverno, cioè per quando potranno capitare momenti meno felici

Rugby Città di Frascati Ssd, primi due punti stagionali

serieBPrimi due punti stagionali per il Rugby Città di Frascati che ha impattato 17-17 sul campo della Primavera Rugby anche se qualche rammarico per la squadra di coach Michele Cuttitta è rimasto. «La prestazione è stata sicuramente migliore rispetto a quella dell'esordio col Segni – rimarca il tecnico frascatano -, ma non abbiamo concretizzato la mole di gioco prodotta durante l'incontro. Abbiamo fatto tanto possesso, occupando a lungo la metà campo avversaria, ma abbiamo commesso alcuni errori nei momenti decisivi. Il primo tempo lo abbiamo chiuso sotto per 14-0, nella ripresa siamo stati bravi a recuperare, ma c'è la sensazione che potevamo vincere. In ogni caso il pareggio è un risultato che ci può stare». Cuttitta ha chiaro in mente ciò che è mancato ai giallorossi. «Credo soprattutto la freddezza e la determinazione nella fase cruciale della chiusura dell'azione – sottolinea il coach – anche se ho visto comunque diverse cose positive e ho apprezzato che fisicamente stiamo già bene». Il prossimo turno (domenica alle 15,30 allo Stadio del Rugby di Cocciano) prevede la dura sfida al Gran Sasso. «Loro sono partiti male perdendo col Colleferro, ma domenica scorsa già si sono riscattati con la Partenope. Quella abruzzese è un'ottima squadra con una mischia pesante e forte e certamente sarà una gara dura, ma noi cercheremo di dare il massimo. Obiettivi? E' ancora presto per parlarne, questo è un torneo difficile in cui ogni domenica sarà battaglia. Noi dovremo vivere alla giornata pensando gara dopo gara».

Prandelli: rivedremo Italia degli Europei

Prandelli''Sono sicurissimo, gia' da stasera contro l'Armenia i tifosi rivedranno l'Italia dell'Europeo''. Cesare Prandelli considera la partita con l'Armenia possibile punto di svolta, e a poche ore dal match, si dice convinto che le difficolta' a ripartire palesate nelle prime due partite di qualificazione ai Mondiali del Brasile, il mese scorso, siano ormai alle spalle. Il ct prevede ''una partita del riscatto per De Rossi'', il romanista escluso da Zeman nell'ultima di campionato.