Mercoledì, 18 Luglio 2018

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METROPOLI

"L’importanza di Berlusconi nel Centrodestra"

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L’imminenza delle elezioni è nota a tutti. Si avvicina il periodo preferito da coloro che per quattro anni pensano ai propri affari, poi in prossimità delle urne non trattano che di politica. Malgrado l’astensionismo, il voto nazionale è un occasione di Stato: i giornali raddoppiano il lavoro, i giornalisti sono a caccia dell’ultima notizia e i talk show invadono le serate televisive. È curioso notare che l’astensione fisica non corrisponda a quella “chiacchierata”. In altre parole, chi decide di astenersi dall’urna, dovrebbe astenersi anche dall’opinionismo. In ogni caso, il prossimo quattro marzo sarà decisivo: dopo anni di imposizioni, i cittadini saranno chiamati a scegliere le loro guide.

Invero i vari partiti hanno iniziato da tempo le proprie campagne elettorali. Il M5S ha scelto di diventare un vero e proprio “partito”, è finita l’epoca dell’opposizione. Lo stesso Grillo ha annunciato: “Stiamo diventando adulti”. Anche se non si matura con la comicità, si potrebbe aggiungere. Il PD ha perso la sua stella - meteora - Renzi: l’ex sindaco fiorentino ha avuto gloria soltanto per due anni, poi è crollato. Ha promesso, non ha mantenuto, ha tentato nuovamente l’approdo, è stato il padre scissionista del centro-sinistra. Qualcuno forse potrebbe addirittura rimpiangere l’ex Piccì, almeno lì tutti (o quasi) erano comunisti convinti. Pietro Grasso, ex Presidente del Senato, ha dimenticato l’onorevolissima toga e ha fondato un nuovo partito. Così aveva fatto Bersani, renziano-dissidente, e allo stesso modo si è comportata di recente Beatrice Lorenzin (ex PdL), la quale ha fondato “Civica Popolare”. Il resto non è citato, ma si potrebbe proseguire. Le sinistre pullulano.

E il centro-destra? La questione diventa interessante. Nonostante anni di maldicenze, Silvio Berlusconi è alla guida del suo partito, primo nella coalizione centrista. Come se non bastasse, il patron di Forza Italia detta le regole tra gli alleati.

Dopo alcuni boomerang politici, l’alleanza è pronta e la stretta di mano è triplice: Berlusconi, Salvini, Meloni e una quarta gamba d’appoggio formata dai partiti minori. Sondaggi alla mano, il centro-destra è lanciato verso la vittoria alle urne con una percentuale superiore al 40%, necessario per governare in base alla legge Rosato.

Tuttavia, sarebbe possibile immaginare un’intesa senza Berlusconi? Probabilmente no.

Il modello berlusconiano dell’uomo col sorriso in tasca continua a convincere milioni di italiani. Una rara longevità politica ha caratterizzato la sua esperienza e quella di tanti cittadini innamorati del suo sogno. Egli ha combattuto contro tutto e tutti, l’esperienza gli ha dato ragione. A Milano, poco più di dieci anni fa, ha annunciato lo scioglimento di Forza Italia in nome di un nuovo ideale: la nascita di un polo centrista. Con il PdL è tornato a vincere le elezioni in seguito ed è salito nuovamente sul trono d’Italia. Nonostante i tradimenti, oggi si ripresenta di nuovo con la compagine tricolore, anch’ella ringiovanita.

Altero Matteoli, senatore berlusconiano scomparso da poco, affermava: “Anzitutto ha una capacità di lavoro impressionante, non ho mai visto nessuno lavorare tante ore come lui.

E poi il Cavaliere ha una forte personalità. Ha attraversato una serie di vicissitudini personali che avrebbero ucciso un toro. Lui, invece, è rimasto sempre al suo posto”.

È cambiato il panorama, ma Berlusconi è rimasto. In un mondo dove i leader scarseggiano, egli è una garanzia. Il suo nome c’è altresì sul nuovo logo elettorale, presentato da poco, malgrado le condanne e gli impedimenti politici.

Chi ha tentato di ostacolarlo, alla fine ha perso.

Ad oggi Forza Italia scende in campo con gli alleati di sempre, in nome di una storia altalenante ma indimenticabile. Le radici di AN sono solide all’interno del partito e molti esponenti forzisti si sono formati nelle scuole di politica nazionali. Giorgia Meloni, nel rispetto delle percentuali e dei cambiamenti, può garantire un appoggio valido a FI. Per quanto concerne la Lega, il passato non si può cancellare. L’asse più antico della Seconda Repubblica è costituito proprio dai due partiti. È un matrimonio lungo più di vent’anni, fra battaglie e decisioni. Di certo la nuova compagine leghista, guidata da Matteo Salvini, rispetta i canoni elettorali del proprio passato, tuttavia guarda al futuro.

È chiaro e vantaggioso che non tutti pensino allo stesso modo riguardo alle medesime tematiche. È un bene notare che all’interno di una coalizione siano presenti dei partiti con simili idee, ma diversi sviluppi. Ciò permetterà di abbracciare gli ideali di una forbice elettorale ben più ampia.

Dopo varie analisi, qualcuno potrebbe chiedersi: “Allora chi vincerà e andrà a governare?”

Come è noto, le previsioni restano tali se non danno certezze alla realtà. È possibile prevedere, fortunatamente è impossibile sapere per certo. Se così fosse, ogni cosa perderebbe il suo gusto autentico e l’ebrezza della corsa sarebbe solamente un affare dovuto. La campagna elettorale possiede una fatica piacevole, più di ogni allenamento.

Sperare soltanto non conduce ad alcun traguardo, giacché la politica vive tra la gente, verso la gente. Coloro che siedono e guardano con distacco gli altri, stiano lontani dalla cosa pubblica. Comunque vada, chi ha lavorato vedrà i suoi frutti. Quanti, poi, sarà lui a deciderlo. Attività è la parola d’ordine, ma non ditela troppo in giro, altrimenti saranno tutte grandi campagne elettorali.

Domenico Ercoli, coordinatore FI Civitella San Paolo